"Messaggi disperati dall'Afghanistan": l'appello all’Europa

“Messaggi disperati dall’Afghanistan”: l’appello all’Europa

Le parole di Riccardo Campochiaro e le richieste all'Ue.
CENTRO ASTALLI
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CATANIA – «I miei parenti hanno collaborato con gli americani, ora li stanno cercando», oppure «Non sappiamo come fare, non è più sicuro stare qui per noi, aiutateci». Sono tutta una serie di messaggi di questo tenore quelli che arrivano ai volontari del Centro Astalli –Catania in queste settimane. Settimane concitate in cui la furia dei talebani si è abbattuta sul Paese medio – orientale e soprattutto su coloro che avevano accolto e collaborato con gli Stati Uniti. 
«La situazione per le persone afghane è davvero terribile – dice Riccardo Campochiaro, presidente del Centro Astalli Catania. Noi abbiamo modo di parlare con amici afghani e la percezione che abbiamo grazie alle loro testimonianze dirette e indirette è quella di un paese investito ancora più che nel passato dalla barbarie dei Talebani che per 20 anni si sono sentiti “sedati”. È una condizione in cui il fondamentalismo si è ancora più radicato, rendendo ancora più grave la situazione dal punto di vista dell’equilibrio democratico già difficile. Le ripercussioni oggi sono davvero pesanti sulle persone che  sono doppiamente vittime della situazione». 

La macchina della solidarietà

Una situazione rispetto alla quale, al momento, cittadini e associazioni non possono che mettere in moto la macchina della solidarietà e dell’accoglienza. 
«Purtroppo – dice Campochiaro –  ancora una volta, l’Europa continua a mostrarsi come un’entità che si sente in pericolo e pensa solo a strategie di protezione contro l’arrivo di profughi e disperati. È assurdo che si pensi, in questo momento, ad alzare muri e difendere fantomatici confini. Oggi in tanti parlano di corridoi umanitari, ma è chiaro che queste sono possibilità lontanissime visto che si possono immaginare solo quando è possibile interloquire con uno Stato e comunque si tratta sempre di percorsi “ad personam”. Al momento, invece, l’unica cosa possibile è quella di non innalzare frontiere nei confronti dei disperati che, è chiaro, potranno uscire dal Paese solo in maniera irregolare e noi dovremo facilitare questo arrivo e non certo arginarlo. E una volta arrivate qui, queste persone andranno accolte magari anche attraverso la disponibilità dei privati e programmi specifici di accoglienza». 

Le richieste

Noi del Centro Astalli, a livello europeo, continuiamo a chiedere:

la fine di accordi di esternalizzazione, proposti anche per gestire la crisi afgana: il fallimento degli ultimi anni, il costo in termini di vite umane e la condizione di ricattabilità in cui ci si va a porre li rendono da ogni punto di vista inadeguati e deprecabili;

l’apertura di vie di ingresso legali per i richiedenti protezione internazionale dall’Afghanistan e dalle aree di crisi del Mediterraneo;

programmi di accoglienza e integrazione per quote significative di rifugiati da gestire con meccanismi di corresponsabilità e ripartizione tra tutti gli Stati UE;

un cambio radicale in politica estera che consenta di mettere al centro la pace e la sicurezza da perseguire con tutti gli strumenti della diplomazia e del dialogo.


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