PALERMO – Era più di una mela marcia. Angelo Parialò, 54 anni, era una talpa dentro il palazzo di giustizia di Messina. Faceva l’autista ad alcuni magistrati della Direzione distrettuale antimafia. In particolare, ad un procuratore aggiunto. E così avrebbe spifferato notizie riservate sulle indagini in corso a Marcello Tavilla, arrestato nel blitz della squadra mobile di Messina, coordinata dalla Procura di Messina, guidata da Maurizio De Lucia (leggi l’articolo sul blitz).
Parialò, finito ai domiciliari nello stesso blitz, avrebbe fatto da intermediario con i pubblici ufficiali impiegati che lavorano nell’ufficio giudiziario che nomina gli amministratori di condominio. L’obiettivo era fare assegnare a Tavilla e Cinzia Fiorentino le commesse per le riparazioni degli ascensori.
In cambio Parialò avrebbe ottenuto l’assunzione di una persona vicina alla donna con cui aveva una relazione. Il 18 settembre 2019 Parialò diceva a Tavilla: “… senti una cosa… c’è un ragazzo, per farlo lavorare, è bravo”. Tavilla fiutò subito la possibilità di guadagno: “… ma là al Tribunale… c’è un ufficio… che si occupa solo ed esclusivamente degli amministratori di condominio”.
Nei giorni seguenti la richiesta si fece esplicita: “… c’è un collega tuo che si occupa dell’amministrazione condominiale, dà i condomini e nomina un amministratore perché dice qua ci sono debiti”. Di chi stava parlando? Ci sono altre connivenze all’interno del Tribunale di Messina?
La rivelazione di segreti d’ufficio emergeva dalla conversazione in cui Tavilla spiegava a Fiorentino: “… lui gli fa la scorta, hai capito?… il procuratore quello che sta indagando a me… lui mi ha detto non c’è niente”. Ed invece gli elementi c’erano ed è scattato il blitz.

