CATANIA – L’interruzione di lavori pubblici, fondamentali per la città, e la perdita di lavoro. Sono tante le implicazioni della vicenda giudiziaria che ha colpito la Tecnis, di cui ieri hanno discusso i sindacati, nel corso dell’incontro con il primo cittadino. L’appalto della metropolitana, ormai in dirittura di arrivo, da una parte, e il posto di lavoro di operai, tecnici e quadri, sono stati al centro del vertice a Palazzo degli Elefanti. Al termine dell’incontro il sindaco Enzo Bianco ha assicurato il suo impegno “straordinario” nella vertenza così come richiesto dai segretari di Cgil, Cisl e Uil e quelli di categoria.
Eppure c’è chi, da esperto del settore, oltre che uomo di legge, suggerisce una strada tracciata dalla legge, che eviterebbe il “panico”, garantendo il completamento dell’opera pubblica da una parte e i pagamenti a dipendenti e fornitori, dall’altra. “La preoccupazione è che, dopo l’arresto dei vertici dell’azienda e in seguito al decreto emesso dal Prefetto, gli enti locali debbano revocare gli appalti – spiega Gaetano Tafuri, avvocato amministrativista ed ex commissario della Ferrovia circumetnea, oltre che consulente del Ministero delle Infrastrutture. “Il problema della Tecnis è grave e speriamo si risolva presto – continua – ma tutto il resto può essere affrontato semplicemente utilizzando le norme a disposizione e avendo coraggio”.
Tafuri sottolinea come il Codice antimafia – il D.lgs. 159 del 2011 – preveda che, nel caso specifico della metropolitana di Catania, l’appalto possa andare avanti perché arrivato alle fasi conclusive. “Le Pubbliche amministrazioni revocano le autorizzazioni e le concessioni o recedono dai contratti fatto salvo il pagamento del valore delle opere già eseguite e il rimborso delle spese sostenute per l’esecuzione del rimanente, nei limiti delle utilità conseguite. Le pubbliche amministrazioni non procedono alle revoche o ai recessi nel caso in cui l’opera sia in corso di ultimazione ovvero, in caso di fornitura di beni e servizi ritenuta essenziale per il perseguimento dell’interesse pubblico, qualora il soggetto che la fornisce non sia sostituibile in tempi rapidi”. Così recita la norma.
“La soluzione è a portata di mano – afferma: basta applicare la legge antimafia che prevede che, in caso di lavori pubblici, quando l’opera è in corso di ultimazione, come la tratta finale appaltata dalla Tecnis – l’ente pubblico non revochi l’appalto, così come in caso di fornitura di beni e servizi ritenuta essenziale per il perseguimento dell’interesse pubblico, qualora il soggetto che la fornisce non sia sostituibile in tempi rapidi”. Insomma, secondo l’ex commissario, il problema non sussisterebbe ma occorrerebbe solo una presa di posizione netta da parte del Ministero.
“I commissari verranno dopo – continua – intanto però i lavori devono andare avanti”. Anche per quanto riguarda il pagamento dei lavoratori, Tafuri evidenzia come si possa far ricorso alla stessa norma di legge. “Per quanto riguarda il pagamento dei lavoratori – dice – lo stesso Codice antimafia impone che i lavoratori vengano saldati. Proprio per evitare la ghigliottina. I lavori eseguiti e le spese affrontate dall’impresa vanno comunque pagati dal Ministero. Insomma – conclude – perché creare tutte queste tensioni sui lavoratori? Basta solo trovare il coraggio per applicare la legge”.

