Micciché: "Garibaldi? Un assassino"| Renda: "Ignoranza colossale" - Live Sicilia

Micciché: “Garibaldi? Un assassino”| Renda: “Ignoranza colossale”

L'intervista su Siciliaoggi.net
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Garibaldi? Altro che eroe dei due mondi: era un assassino e uxoricida. Parola di Gianfranco Micciché, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, che in un intervista al quotidiano online Siciliaoggi.net sostiene che “Garibaldi era chiamato eroe dei due mondi perché dovette scappare dall’Italia in quanto ricercato per omicidio. Arriva in un Paese Sudamericano, viene processato e condannato per un altro omicidio, scappa in un altro Paese, anche qui viene condannato per furto con il taglio dell’orecchio. Ecco perché i capelli gli coprivano le orecchie. Era un assassino ed era un ladro”. “Eroe di cosa? – prosegue – Per scrivere la storia di Garibaldi vengono chiamati quattro romanzieri coordinati da Alessandro Dumas, i quali hanno il compito di inventarne la sua storia. Alcune carte dell’epoca dicono poi che Anita l’ha ammazzata lui. La strangola in un viaggio in mare nei pressi di Hammamet. Lui dice che muore per una malattia, ma accorgendosi dei segni c’é chi ne chiede un’autopsia, che non verrà fatta perché intanto riuscirà a far sparire il cadavere”. “La regola tra i suoi uomini era questa: tutti i feriti dovevano essere uccisi perché d’impaccio – aggiunge Micciché – Quando si è reso conto che Anita era d’ostacolo perché malata, ha preferito ammazzarla. Garibaldi è un massacratore, che uccide bambini, che processa una bimba di 9 anni a Palermo attraverso un processo sommario in piazza. E la condanna a morte. Fucilata a 9 anni. E’ un uomo che ha rubato, non è un eroe, e ha trovato nei siciliani troppi ascari e che non hanno smesso di esserlo anche oggi al Parlamento nazionale. Come Garibaldi trovò strada fertile per fregare il Mezzogiorno, ho l’impressione che oggi ci sia qualche altro che per comprarsi i siciliani butta due ossa a terra”.

“Micciché parla senza sapere. La parole del sottosegretario su Garibaldi sono una vergogna per chi le pronuncia”. Così lo storico Francesco Renda, ex ordinario di Storia moderna all’Università di Palermo commenta le dichiarazioni di Gianfranco Micciché sull’eroe dei due mondi. “Garibaldi – dice lo studioso, autore, tra l’altro, di una monumentale Storia della Sicilia – come tutti i miti è amato e odiato. Sono lecite le interpretazioni storiche diverse, ciò che non è lecito è l’oltraggio frutto di colossale ignoranza”.


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Commenti

    Visto che ci siamo perchè non spendere due paroline per quel grande figlio della sicilia, il signor Francesco Crispi. Il diciamo successo della spedizione dei mille fu dovuto principalmente alla grande e fattiva collaborazione delle associazioni contadine a cui era stata promessa la equa ripartizione delle terre, ed alle ghinee d’oro gentilmente prestate dagli inglesi in cambio di future cessioni territoriali e commerciali. Ghinee che furono profuse ai nobili siciliani per voltare gabbana e agli ufficiali borboni per minimizzare la resistenza all’invasione.Soltanto che a cose finite quando le associazioni contadine reclamarono quanto concordato, il sig. Crispi ritenne opportuno inviare in Sicilia il “garibaldino” Bixio a fucilare questa accozzaglia di banditi che osavano reclamare quanto il Padreterno aveva giustamente assegnato a nobili e voltagabbana. Ripudiò immediatamente la compagna Rose unica donna al seguito dei Mille perchè lo stato sociale della donna non si addiceva al suo nuovo stato sociale, e da republicano dichiarato divenne immediatamente monarchico. Ritenne naturale il furto da parte dei Savoia di quanto contenuto nei caveau del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli, ricchezze immediatamente trasferite la nord, ritenne naturale la dismissione di fabbriche ed industrie nel sud a favore del nord, la soppressione dei beni ecclesiastici che badò bene fossero ceduti non ai contadini che li coltivavano bensì ai notabili prima borbonici e divenuti savoiradi nella convinzione dei propri interessi. Notabili che grati di quanto piovuto nelle loro tasche senza aver mosso un dito in segno di ringraziamento ereggevano una statua e gli intestavano una strada, alla faccia di chi si ritrovò perseguitato e senza lavoro con l’unica alternativa di una emigrazione forzata verso lidi oltre oceano. Che cosa è cambiato negli anni ? Niente!!!

    L’ignoranza di Miccichè è proverbiale. Ma questa volta ha un complice. Un noto bibliofilo locale ma vivente sovente al centro nord gli avrà fatto leggere qualche testo antico.

    Di certo, indipendentemente dall’essere pro o contro l’agiografia garibaldina, questo stato di cose è nocivo per la Sicilia. Anzi, anche a dover aprire un paradosso grande quanto una casa, si può affermare, senza sbalestrarsi troppo in rapporto alle rispettive coordinate storiche, che l’attuale momento che sta attraversando la nostra Isola non è poi tanto lontano da quando i mille misero piedi a Marsala. Ora, come allora, i siciliani chiedono e sperano in un cambiamento radicale, un cambiamento che spezzi le catene della sperequazione e li proietti verso un avanzamento sociale sempre sperato e mai raggiunto. Finora, pero, i politici siciliani, nessuno escluso, spargendo, questo sì, meno sangue dei nordisti, ma per il semplice fatto che non c’è una rivoluzione in corso, non si sono comportati diversamente da quelle teste calde partite da Quarto. Infatti, l’obiettivo è rimasto lo stesso: arricchirsi a danno dei nativi. Né questo governo, che, più degli altri che l’avevano preceduto, anche e non solo per il nome che il partito del presidente si era dato, aveva insufflato le sue promesse con lo spirito dell’autonomia, si è comportato in modo diverso. Morale della favole, a centocinquant’anni dall’Unità d’Italia, tutto è come prima. Perché anche se le zolfare e i carusi non fanno più parte del paesaggio isolano, la disperazione vissuta da quei nostri lontani fratelli non è diversa da quella che oggi attanaglia chi deve piatire un lavoro. Allora? Allora, sottosegretario Micciché, la Sicilia ha bisogno di cambiare finalmente pagina, ma l’attuale governo non ha la forza morale, né quella politica, né quella parlamentare per poterlo fare. E poiché è anacronistico imbracciare i forconi e marciare verso Palazzo D’Orleans, ma è sincronico attivare la leva democratica delle elezioni, se ne faccia promotore.

    Oggi un giornalista locale ha scritto un pezzo nel quale definisce Miccichè un uomo con il cervello in vacanza! Il giornalista ammette quindi che Miccichè un cervello lo tiene, anche se spesso lo si ritrova alle Maldive.

    Ignorante lui e chi usa questo post per invocare elezioni.

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