PALERMO – L’anno della mobilità, del nuovo Piano regolatore generale, della Ztl, ma soprattutto l’ultimo prima della prossima campagna elettorale: il 2016 sarà un passaggio cruciale per l’amministrazione Orlando, chiamata a convincere i palermitani della bontà di alcune scelte contestate e a recuperare quel consenso che in questi anni sembra essere stato in parte perduto.
Lo straripante successo del 2012, quella schiacciante vittoria al ballottaggio frutto anche delle aspettative di un elettorato deluso dal decennio Cammarata, sarà difficilmente ripetibile, al netto di meriti e demeriti dell’attuale sindaco. Un presupposto ben chiaro anche a piazza Pretoria, che quindi proverà a giocare tutte le sue carte per dimostrare di aver fatto le scelte giuste. Il Professore ha già annunciato di volersi ricandidare, anche se lo sguardo è sempre fisso su quanto accade alla Regione: se però la legislatura dovesse concludersi seguendo i tempi naturali, appare scontato che il fondatore della Rete scenderà in campo anche nel 2017 per il capoluogo.
Sia nel centrodestra, galvanizzato dal ritorno di Micciché, che nel centrosinistra, ancora indeciso su cosa fare con Orlando, si cominciano a muovere i primi passi, valutando nomi e candidature, con il Pd ben consapevole di dovere comunque fare i conti con il sindaco uscente, forte di un consenso trasversale difficilmente scalfibile. Il convitato di pietra resta però il Movimento cinque stelle, vero spauracchio dei partiti tradizionali. Un quadro in continuo movimento, fluido come non mai, che obbliga il primo cittadino a non farsi trovare impreparato.
Saranno pochi ma decisivi i temi che terranno banco quest’anno, capaci come sono di spostare consenso da una parte o dall’altra e su cui Orlando dovrà puntare, dimostrando di aver visto giusto. Iniziamo dalla mobilità: la scommessa qui è legata al funzionamento del tram, che dovrà integrarsi con car, bike e taxi sharing, alla Ztl a pagamento, alla rimodulazione delle linee Amat ma anche alla mobilità dolce, ossia le piste ciclabili. Provvedimenti figli del 2015, che però nel 2016 dovranno entrare a regime e soprattutto dimostrare di poter rappresentare una valida alternativa al mezzo privato. Le pedonalizzazioni, il troppo smog, la voglia di allineare il centro di Palermo a quelli del resto d’Europa hanno spinto l’amministrazione Orlando a porsi un obiettivo: convincere i cittadini a lasciare a casa l’auto. Una missione pressoché impossibile, senza misure convincenti ed efficienti. Una partita non solo politica, ma anche economica: i 30 milioni previsti dalle Ztl dovranno servire a finanziare, in generale, questo nuovo sistema di mobilità alternativa, un sacrificio chiesto ai palermitani in nome del cambiamento e del rispetto della salute e dell’ambiente, oltre che della tenuta finanziaria dell’Amat. Toccherà a Palazzo delle Aquile far funzionare a dovere gli ingranaggi del sistema, far arrivare puntuali gli autobus, riempire i tram, incentivare bike, car e taxi sharing, garantire piste ciclabili che portino a scuola e al lavoro. Il rischio, infatti, è che la nuova mobilità si trasformi in una clamorosa buccia di banana.
Di pari passo vanno le grandi opere pubbliche. Chiuso il cantiere del tram, resta il mistero del passante ferroviario, ancora bloccato per la galleria Imera, e l’incognita anello ferroviario, che deve fare i conti anche con le vicende giudiziarie della Tecnis. Due mega appalti in cui il Comune ha il ruolo del mero spettatore, ma in cui puntualmente diventa il destinatario di ogni lamentela.
Altro tema rovente sarà quello, ormai tradizionale, delle partecipate. Il mandato di Orlando sarà ricordato come quello che ha sostituito Gesip e Amia con Reset e Rap, che ha aperto Amap agli altri comuni, che ha rivisto il contratto di servizio dell’Amat: scelte non certamente indolori, che hanno provocato proteste e malcontento, che hanno richiesto sacrifici economici ma che alla fine hanno garantito i posti di lavoro, chiudendo la porta ai privati. Peccato non si possa dire la stessa cosa dei servizi, spesso carenti. Orlando potrà contare sullo zoccolo duro dei dipendenti pubblici, ma dovrà ora convincere il resto dei palermitani che tanti sforzi non sono stati vani e che la scelta di mantenere pubblici alcuni servizi paga, anche in termini di efficienza. L’annunciata diminuzione della tassazione comunale servirà a poco, se poi la Rap non funzionerà a dovere, rendendo la città linda e splendente.
Infine c’è un ultimo aspetto, meno immediato e più di prospettiva, ma non per questo meno decisivo: lo schema di massima del Prg. La giunta lo ha approvato e presentato nel 2015, ma nel 2016 il consiglio comunale dovrebbe discuterlo e dare il definitivo via libera: non si tratta del Piano regolatore vero e proprio, è vero, ma lo schema di massima sarà un’indicazione fondamentale per il futuro sviluppo della città.

