Monreale, la chat prima della strage: "Camminano armati secondi"

Monreale, la chat prima della strage: “A sparare ci stanno due secondi”

I tre arrestati per la strage di Monreale
Inchiesta chiusa per il triplice omicidio. C'è un quarto indagato

PALERMO – “Questi piscialetti che dici tu sono quelli che camminano armati di pistole e a sparare ci stanno due secondi, quindi fino a che puoi evitare evita…”, aveva scritto Andrea Miceli al cugino Salvatore Turdo. Parole via chat che suonano come un presagio funesto visto che 24 giorni dopo, nella notte del 26 aprile, i due ragazzi sarebbero stati assassinati assieme a Massimo Pirozzo, nella strage di Monerale.

I pubblici ministeri Maurizio Bonaccorso, Felice De Benedittis e Luisa Vittoria Campanile hanno notificato l’avviso di chiusura le indagini sul massacro davanti al bar 365 di via Benedetto D’Acquisto, nei giorni delle celebrazioni per il Santissimo Crocifisso.

Gli indagati per strage sono tre giovani dello Zen, tutti in carcere: Salvatore Calvaruso, 19 anni, Samuel Acquisto, 18 anni, e Mattias Conti, 20 anni. Spararono ad altezza d’uomo uccidendo di tre ragazzi e ferendone altri due.

strage Monreale
Le tre vittime della strage di Monreale

Strage di Monreale, la ricostruzione

Secondo la ricostruzione della Procura e dei carabinieri, a sparare sono stati Calvaruso e Conti mentre Acquisto avrebbe incitato i compagni a fare fuoco. C’era lui alla guida della Bmw Gs nera con cui sono sono scappati.

Il 2 aprile Turdo raccontava al cugino Miceli della lite avuta davanti alla discoteca Country di Palermo: “… quelli dello Zen che si sono litigati bambini compà tutti con i borselli tutti con l’annacata… io mi ci sono messo a ridere… dice a te te la metto in bocca, gli ho dato uno schiaffo… proprio ti giuro vero che è volato a terra. Ora dice ti faccio vedere… sono buono e caro non disturbo più a nessuno ma nessuno deve disturbare me”. Da qui l’invito del cugino alla prudenza e quell’avvertimento: “Camminano armati di pistole”.

Quarto indagato per rissa

C’è un quarto indagato, ma solo per rissa aggravata, reato contestato anche agli altri. Si tratta di Michele Acquisto, 20 anni, cugino di Samuel: sarebbe stato lui a scatenare la lite, poi sfociata nel sangue.

Analisi delle immagini delle telecamere, testimonianze, intercettazioni e rilievi scientifici: il lavoro dei carabinieri del Gruppo Monreale è stato complesso. Gli esperti del Ris di Messina hanno rinvenuto tracce di polvere da sparo sulla pelle di Calvaruso, sugli occhiali persi da Conti durante la rissa e nel giubbino, sulla Bmw: polvere da sparo e piombo, compatibili con quelli dei bossoli trovati sull’asfalto.

I carabinieri hanno ricostruito i passaggi della notte di morte. Acquisto è in sella alla Bmw, “stava slittando con la ruota di dietro e cercava di uscire da dove era a posteggiato”. Si avvicina Salvatore Turdo, “sembrava che stesse dicendo di andare piano”. “Tu chi minchia sei”, avrebbe detto Michele Aquisito a Miceli, intervenuto per sedare gli animi, che risponde con le stesse parole. A quel punto Michele Acquisto ha iniziato a picchiare usando il casco.

Il resto è delirio, documentato da un nuovo video. Mentre Conti sparava, racconta un testimone, “ricordo che si trovasse tipo in ginocchio accovacciato e sparava in tutte le direzioni verso la folla”.

Miceli colpisce con un pugno Calvaruso che perde l’equilibrio e cade dallo scooter. Si allontana da via Benedetto D’Acquisto, per poi fare ritorno. Mentre cammina estrae la pistola dal borsello a tracolla e spara due colpi in aria. È ora che Samuel Acquisto lo avrebbe incitato a prendere “il ferro” e a sparare ad altezza d’uomo.

All’1:31 e 51 secondi arriva la Bmw Gs guidata da Samuel Acquisto. Si ferma, sale a bordo Conti che inizia a sparare. Qualcuno tenta invano di fermarli, lanciandogli contro una sedia. Mentre si allontana mostrerebbe i muscoli in segno di vittoria. Anche Calvaruso sale in moto e scappano in tre in direzione Palermo. Poco dopo sarebbero stati arrestati per la strage di Monreale.

I colloqui in carcere

“A Giada (sorella di Samuel Acquiso ndr) non la porto più ai colloqui in carcere perché gli faceva un sacco di domande a Samuel, come se lo esortasse a parlare, io gli dicevo zitto Samuel, e lui: tranquilla mamma ormai sanno tutto”, raccontava la madre dell’indagato al marito. “Giada non si leva il vizio, a posto se parlate cosi, con le registrazioni gli danno qualcosa in più.. se lui poteva ingannare con l’avvocato cosi non può più… Giada non va più a fare i colloqui… io gli dico sempre di non parlare di queste cose..”, replicava, arrabbiato, il padre del ragazzo.


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