Morte del maresciallo Lombardo, l'inchiesta non viene archiviata

Morte del maresciallo Lombardo, l’inchiesta va avanti. Salma riesumata

maresciallo Lombardo
Il fascicolo per omicidio non è stato archiviato

PALERMO – L’inchiesta per l’omicidio del maresciallo Antonino Lombardo non può e non deve essere chiusa. Il giudice per le indagini preliminari Walter Turturici respinge la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo e impone altri sei mesi di indagini, indicando una serie di punti da sviluppare. A cominciare dalla riesumazione del cadavere.

Accolta l’opposizione della moglie e dei figli del maresciallo che grazie al lavoro dell’avvocato Salvatore e Giada Traina, Manuela Gargano e Dario D’Agostino avevano già ottenuto la riapertura dell’inchiesta, consegnando ai pm, i risultati di tre consulenze che convergono sull’ipotesi dell’omicidio.

I dubbi sul suicidio del maresciallo Lombardo

Per tre decenni la morte era stata classificata come “suicidio in caserma”. Il 4 marzo 1995 il militare fu ritrovato in un lago di sangue, ucciso da un colpo di pistola, dentro la sua auto parcheggiata nel cortile della caserma che oggi ospita la Legione dei carabinieri di Palermo e porta il nome del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

I pm dovranno riesumare la salma ed eseguire l’autopsia “per accertare la causa del decesso e l’effettiva compatibilità della stessa con un gesto di natura suicidiaria”, analizzando anche la pistola d’ordinanza.

È necessaria anche una perizia balistica per accertare se il proiettile e il bossolo calibro 9 parabellum, custoditi all’ufficio corpi di reato, “siano stati o meno esplosi dalla predetta pistola”.

Convocare gli ufficiali dei carabinieri

Si deve raccogliere la testimonianza del generale Michele Riccio sulla circostanza mai chiarita dell’esistenza di un carabiniere che avrebbe sentito il capitano “ultimo”, Sergio De Caprio, dire che nel piazzale della caserma c’era una persona “che si sentiva poco bene”; mentre un altro militare avrebbe fatto riferimento alla sparizione della borsa del maresciallo.

Bisogna cercare di identificare il “Capitano Nuzzi” che avrebbe ascoltato i colloqui che Lombardo, poco prima di morire, ebbe al Ros di Monreale con i suoi superiori, il tenente Felice Ierfone e il colonnello Giovanni Antolini e scoprire se Lombardo depositò degli appunti.

Individuare e acquisire le sommarie informazioni sugli “appunti” dal maresciallo Salvatore Di Giorgio (persona che, a detta dell’allora tenente lerfone, condivideva l’ufficio con Lombardo). Bisogna raccogliere le testimonianze del colonnello Domenico Cagnazzo “sull’eventuale prelevamento dall’autovettura al cui interno giaceva il cadavere del sottoufficiale di una borsa contenente documenti”, e sulla “presenza a Palermo del maggiore Mauro Obinu e se lo stesso Obinu intervenne in caserma quando fu trovato il cadavere”.

Ed ancora convocare e sentire il capitano Giovanni Baudo, metterlo a confronto con Obinu per verificare se sia vero che Obinu disse a Baudo “è meglio che Lombardo stia tranquillo per un po’”. Altro confronto da fare è quello fra il colonnello Cagnazzo e Ierfone.

Cosa dicono i familiari

Ad escludere il suicidio secondo i familiari sarebbero tre circostanze: la traiettoria del proiettile, il colpo che non è stato esploso con la pistola di ordinanza del carabiniere e la lettera di addio che non è stata scritta di suo pugno.

Lombardo aveva agganciato una serie di fonti, compreso don Tano Badalamenti, capomafia di Cinisi e boss della cupola di Cosa Nostra.

Dopo avere dato un contributo fondamentale all’arresto di Totò Riina Lombardo avrebbe dovuto recarsi negli Usa per portare Badalamenti in Italia. Non come collaboratore di giustizia, ma come persona informata sui rapporti fra i corleonesi e rappresentanti delle istituzioni. La missione americana di Lombardo fu annullata. Poco dopo il maresciallo fu trovato morto.


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