PALERMO – Di lui si sa che è stato un grande riciclatore di denaro sporco e, prima ancora, uno dei “raccoglitori” del mago dei soldi Giovanni Sucato. Bravissimo nel ripulire guadagni illeciti, anche mafiosi, “virtù” che gli è costata una condanna a 7 anni per riciclaggio aggravato, e amante della bella vita. Giovanni Costa è ora in carcere, estradato in Italia da Santo Domingo dove viveva la sua latitanza dorata. Quando ancora era un insospettabile imprenditore, però, contrattò una scopertura di 4 miliardi di lire col Monte dei Paschi in cambio della sottoscrizione di titoli bancari per 3 miliardi. Tutto, dopo la condanna, sequestrato, confiscato e ora acquisito al patrimonio dello Stato. Solo che a distanza di anni l’istituto di credito, che non naviga proprio in buone acque, batte cassa.
E chiede allo Stato i tre miliardi garantiti dai titoli che oggi sono grosso modo una cifra vicina al milione e mezzo di euro. La vicenda è finita davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Palermo che oggi hanno celebrato un incidente d’esecuzione che dovrà decidere dell’istanza del Monte Paschi. Il collegio si è riservato, intanto la banca ha ribadito le proprie ragioni, sostenendo di avere concesso in buona fede l’affidamento in cambio di garanzia, in quanto all’epoca Costa era incensurato e economicamente “solido”. A rappresentare lo Stato è stato il pm Paolo Guido secondo il quale la banca sarebbe stata negligente nei controlli perchè l’inaffidabilità e la spregiudicatezza dell’imprenditore erano già note all’epoca. (ANSA).

