PALERMO – “Non ho mai parlato di accordi tra Micciché e Musumeci per i termo inceneritori. Il mio è stato un sillogismo, un ragionamento logico. Micciché aveva detto in un’intercettazione, riportata da un’emittente siracusana, che a Saverio Romano e Giuseppe Firrarello non interessava chi fosse il candidato ma che si facessero i termovalorizzatori. Ora, Romano e Firarello erano nella coalizione che poi sostenne Musumeci alla regionali. Mi chiesi se anche lui appoggiasse la realizzazione dei termoinceneritori. Tutto qui”.
Si è difeso così, citando Aristotele, il presidente della Regione Rosario Crocetta, denunciato per diffamazione da Nello Musumeci. Musumeci nella querela sostenne che il governatore, durante un comizio della campagna elettorale per le regionali nel 2012 lo avrebbe accusato di avere fatto un accordo sottobanco con Gianfranco Miccichè, anche lui candidato alla guida di Palazzo D’Orleans, sulla realizzazione dei termovalorizzatori (sui quali c’era un’indagine per possibili infiltrazioni mafiose negli appalti). E annunciò pure che avrebbe fatto i nomi di altri personaggi coinvolti nell’affare. All’indomani Musumeci si presentò dai magistrati catanesi, che trasmisero gli atti a Palermo. L’udienza, che si svolge davanti al giudice monocratico Riccardo Corleo, è stata rinviata al 23 febbraio.

