Natale e sangue nella città crudele | "Aldo, nessuno indegno di perdono"

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L'omicidio del clochard Aldo. E le parole di un sacerdote. Controcorrente.

L'omicidio del clochard
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3 min di lettura

Una sera di quasi Natale. A pochi passi da dove è morto Aldo il clochard, a piazzale Ungheria, un ragazzo e una ragazza discutono sottovoce. Lui dice: “Qualche volta certi ragazzini lo prendevano in giro. Aldo sorrideva: ‘ragazzi, meglio se studiate…’. Un vento gelido scompiglia i bigliettini e gli ex voto con citazioni di Pessoa che una piccola città sensibile ha deposto in memoria. Qualcuno, forse, ha esagerato con la retorica, immaginando un amore diffuso che non c’è.

Palermo è una città crudele, non sempre, ma spesso o talvolta, attraversata da una politica indifferente, malata di cinismo e di arroganza, appesa alla retorica di una bellezza che ha assunto il colore della mistificazione nel degrado. Le sue notti fredde e i suoi giorni senza speranza sono lì a testimoniarlo.

Eppure, prima o poi, toccherà riannodarlo il filo di un senso comune. Almeno, sarà il caso di provarci. Nessuno si salverà da sé nel naufragio che unisce centinaia di povertà, di orrori e di stenti. Don Mimmo Napoli, parroco della chiesa della Madonna della Provvidenza, per tutti il ‘Don Orione’, è un prete coraggioso. Il suo è il coraggio della normalità che può apparire eretica in tempo deragliati.

Don Mimmo ci mette ago e filo per il rammendo, ammesso che sia possibile rammendare ancora. “Ho saputo di questo fatto terribile di Aldo, ho letto e mi sono informato con sgomento – dice -. Penso che dobbiamo pregare per la vittima e non solo. Preghiamo per Aldo che è stato accolto dalla misericordia di Dio e per il responsabile, affinché comprenda la colpa gravissima di cui si è macchiato e riesca a risalire la china, anche se le conseguenze del suo gesto non saranno annullate per la devastazione che hanno arrecato. Ma non c’è un uomo che sia indegno di perdono. Ed è proprio il perdono il concetto su cui voglio concentrarmi, senza dimenticare quell’azione orribile. E’ Dio stesso che ci indica la strada: ‘Chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte tanto’. E Caino aveva assassinato suo fratello”.

Sono le parole di un prete che conosce la sofferenza, per averla raccolta sul marciapiede appena oltre la canonica. Le stesse ascoltate durante le esequie del clochard che viveva sotto i portici: “Dobbiamo pregare per il nostro Aldo, ma anche per il fratello di 16 anni che ha fatto un grande errore innanzitutto per la sua vita”.

Don Mimmo continua: “Esiste una fragilità diffusa su molti livelli. Noi spesso pensiamo che il deterrente contro alcuni episodi estremi sia la repressione, quando invece è l’educazione. E’ una questione che va portata al centro con urgenza. Dobbiamo mettere insieme le agenzie educative. Sarà difficile riemergere se non ristabiliamo il circuito dell’umanità. Adesso viviamo il tempo delle Feste, ma è Natale solo quando l’uomo va incontro all’uomo. E ci sono tante persone che agiscono così, che hanno attenzione al prossimo. E ci sono altri che vorrebbero fare il bene e che aspettano che qualcuno indichi il cammino. Una tragedia non si ripara buttando via un’altra vita. Tutti possiamo essere perdonati. Io la penso così”.

Il coraggio della normalità, appunto. Del resto, don Mimmo, in più occasioni ha dimostrato di conoscere i movimenti di profondità delle anime. In una precedente chiacchierata aveva colto lo strappo che ha bisogno di ago e filo: “La cosa che oggi serve di più? La capacità di ascoltare chi sta male, soprattutto per ciò che non dice. In molti vengono per una necessità materiale. Chiedono il pasto caldo, le medicine, la bombola… E capisci che c’è dell’altro. Una solitudine da accompagnare, una ferita da guarire, un grido a cui dare riparo”.

Aldo il suo riparo lo cercava nel muro che ora trattiene parole che non lo raggiungeranno. E una in più, eretica, terribile, accecante, ma chissà se gli sarebbe piaciuta. Perdono.

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