Che gente...

Che gente...
Si ai sindaci e alle quote rosa.
e' una materia complessa e delicata su cui ci dobbiamo esprimere pur non essendo esperti di questa tematica. Voteremo per intuizione, per simpatia verso i vari esponenti delle tesi opposte per il si e per il no, per valutazioni basate su presupposti acquisiti se lo sa Dio come. Speriamo che il tempo rimasto sino al 22 marzo ci aiuti a capire.
Adesso non resta che sperare nelle quote rose. Nel senso che cada anche quella norma.
Sono con voi, condivido la vostra iniziativa. NOn fermiamoci: riprendiamoci il dominio del nostro vecchio regno e del resto dell'Italia, ormai in mano di criminali da oltre un secolo e mezzo
Molto francamente non è proprio il caso di pensare con rammarico al rispetto delle tradizioni e/o ad ipotetiche date peraltro fissate dall’uomo senza riscontri certi. Ognuno dovrebbe vivere se lo ritiene la propria religiosità ogni giorno. I problemi seri sono di altro ordine più sostanziali. Ad esempio la consapevolezza di essere governati diffusamente da un’orda di personaggi culturalmente recessivi non in grado di fronteggiare la realtà esigente che viviamo. Questa criticità investe soprattutto i ruoli decisionali nei settori strategici che dettano il futuro di un paese sostanzialmente per i più giovani senza entusiasmi di futuro. Troppo evidente il gap tra il nostro paese e gli altri che possono contare su organizzazioni più incisive. Da noi tutto scorre senza lasciare tracce – tutto segue una deriva ingestita.
Grandissimo, come sempre. E pensare che pochi giorni fa, con il plauso di alcuni, qui c’era un bastian contrario che invocava l’erezione di argini alla “disumanizzazione della società” da parte della Chiesa, dei giovani, delle madri e persino dei giuristi. Che auspicava che si scendesse in piazza “per rivendicare il diritto a difendere l’umanità, la persona, l’essere umano”.
Concordo con lo scrittore Aldo Cazzullo, secondo cui “Ogni generazione ha la sua guerra”; questa è la nostra. Mia nonna Dora, che la guerra la visse da madre di quattro figli, a Natale preparava il suo Presepe di guerra con ciò che riusciva a raccattare: tappi di sughero con quattro stuzzicadenti e un po’ di bambagia per fare le pecorelle, un pezzo di specchio rotto per il laghetto, una vecchia latta di biscotti Mellin per la Santa Grotta. Ed era Natale lo stesso per il suoi bambini, solo diverso. Quand’ero bambino, ricordo che ad ogni Natale ci riuniva insieme ai miei cugini davanti al Presepe in cui i “pezzi di valore” erano quelli del tempo di guerra per parlarci di quei giorni e di quelle rinunce ed invitarci a godere di ciò che avevamo. Passerà questo tempo e torneremo a godere della gioia del Natale in famiglia. E forse, ancor di più.