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Nel nome dell’amore

Lo striscione recitava “I LOVE MILINGO”. Quello che è successo da Altroquando è nel video (rimozione dello striscione e minacce di sequestro di materiale presente dentro la fumetteria).
Lo striscione su Milingo
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Lo striscione recitava “I LOVE MILINGO”. Quello che è successo da Altroquando è nel video (rimozione dello striscione e minacce di sequestro di materiale presente dentro la fumetteria).

Inutile parlare dello sproposito tra azione e reazione.
È abnorme quello che è accaduto.
La questione è più delicata del semplice fatto in sé. Perché con questo atteggiamento censorio si viola il fondamentale diritto di espressione. Perché la «libertà» non è una parola da capopopolo. La libertà è una prospettiva, è una conquista da difendere, è un’idea per cui combattere.
E la libertà esiste quando il dissenso è presente, è ascoltato, è tollerato. È la logica del confronto, figlia dell’incontro con la diversità. Prima del giudizio, è sempre meglio ascoltare, informarsi, studiare. L’onesta l’imporrebbe. E poi invece nel 2010 si deve ancora assistere a scene come queste, che testimoniano una scorrettezza tanto profonda almeno quanto la suverchierìa in atto. Perché quello che si nega è proprio il principio di libertà che permette (ancora) la (civile) esposizione delle idee, fossero anche (e soprattutto) dissenzienti.
Il paradosso è amarissimo. Persone che si battono contro la mafia, e che rischiano quotidianamente la vita, che si comportano seguendo logiche a loro estranee, come vietare e proibire imponendosi come autorità senza dare giustificazioni.
Il papa è venuto a portare un messaggio di luce, a ragione, perché questi sono tempi bui, in cui la libertà viene sottratta così, un piccolo morso per volta.
Buona sorte, Palermo.


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