Nella morsa tra Renzi e Salvini | Lo scontro in Forza Italia al bivio - Live Sicilia

Nella morsa tra Renzi e Salvini | Lo scontro in Forza Italia al bivio

La cena organizzata da Carfagna, con due siciliane. Il ruolo di Micciché. E i territori in ordine sparso

Il punto
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L’offensiva interna al momento è stata respinta. E in qualche modo ridimensionata. Ma il subbuglio interno a Forza Italia rimane e la Sicilia non sta esattamente a guardare. Il partito, che precipita nei sondaggi e che si vede ora insediato dalla nuova creatura di Matteo Renzi, che a più d’uno Forza Italia ricorda, continua a essere scosso dall’interno da quell’ala che ha come riferimento Mara Carfagna. Un gruppo prevalentemente sudista, ma non solo, che vede ormai logoro se non esaurito il tempo del rapporto don Matteo Salvini e che trova troppo angusto lo spazio lasciato a moderati e liberali in un centrodestra ormai percepito come marcatamente sovranista e di destra. Un gruppo che avrebbe come nume tutelare Gianni Letta, che secondo i retroscenisti nazionali avrebbe addirittura tifato per una partecipazione di Forza Italia alla maggioranza del Conte bis.

E così, in casa forzista, il dibattito è aperto, i nervi sono tesi e il futuro resta incerto. In settimana i gruppi di Camera e Senato si sono riuniti. Alla Camera è stato anche votato un documento, a Palazzo Madama non se n’è sentita la necessità. Il dibattito interno ha messo all’angolo scenari correntizi e ha ribadito la fedeltà all’ortodossia forzista rappresentata tra gli altri da Maria Stella Gelmini. Ma gli anti-salviniani scalpitano. Nei giorni scorsi Mara Carfagna si è fatta promotrice di una cena romana che tanto sapeva di riunione di corrente. I giornali hanno riportato che Silvio Berlusconi in persona è dovuto intervenire chiedendo alla Carfagna di chiarire che non c’erano ammutinamenti in corso. A quella cena c’erano anche due siciliane, Matilde Siracusano e Urania Papatheu, quest’ultima fedelissima di Gianfranco Micciché. Il commissario siciliano di Forza Italia nelle sue uscite pubbliche non ha mai fatto segreto del suo antisalvinismo e si muove in una certa sintonia con Carfagna e il suo gruppo, sempre forte del suo personale rapporto con il Cavaliere. I forzisti ortodossi chiamano ormai alcuni compagni di partito intolleranti alla Lega “quelli di Villa Maria”, residenza di Francesca Pascale, compagna del Cavaliere, che sarebbe diventata un crocevia di sfoghi antileghisti.

Tra i siciliani in occasione della cena romana tra antisovranisti del 18 settembre, qualcuno si è fatto sentire criticamente verso l’operazione Carfagna. Renato Schifani, che pure in passato non è stato morbido verso Salvini, ha detto in quell’occasione che di politica non si parla a cena ma nei gruppi, sostanzialmente prendendo posizione contro una deriva correntizia del partito. Altri siciliani come Stefania Prestigiacomo restano più defilati. Ma di certo, l’anima moderata di Forza Italia resta irrequieta. I movimenti al centro di Renzi potrebbero esercitare un’attrazione fatale sui forzisti non sovranisti. La prima senatrice è già transitata, la trentina Donatella Conzatti, al gruppo renziano. Una riforma elettorale in senso proporzionale potrebbe dare il via libera a questa linea centrista, ma fintanto che c’è il maggioritario, e l’alleanza robusta soprattutto nelle regioni del Nord con la Lega, di rotture drastiche con Salvini non si discute. Prese di distanza sì (c’è anche una critica nel documento votato alla Camera), ma rotture no. Anche perché sui territori ormai ci si muove senza troppi riguardi verso Arcore. Nei giorni scorsi Silvio Berlusconi aveva chiesto ai consiglieri regionali forzisti di non sostenere la richiesta di referendum sul maggioritario promossa dal Carroccio. Se ne sono infischiati tutti, dal Veneto alla Sardegna, seguendo Salvini.

Intanto, in Parlamento e in alcune regioni, qualche forzista ha già traslocato seguendo Giovanni Toti nel suo movimento “Cambiamo”, a cui i sondaggi al momento attribuiscono consensi da prefisso telefonico. Con Toti ha un dialogo aperto da tempo Nello Musumeci, che era in Liguria con lui mentre all’Ars Gianfranco Micciché parlamentarizzava una drammatica crisi istituzionale. I conciliaboli tra i governatori ligure e siciliano però restano ancora fermi alle premesse e al momento di intese non ce ne sono, anche se qualcuno racconta che ad Arcore questo feeling con il “traditore” Toti non sia apprezzato.


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Commenti

    In che bassezza di uomini politici si trova l’Italia. La nazione è finita .

    Miccichè è diciamo li per 2 mosse da furbo la prima si è affiancato a Musumeci il vero tiratore del carro e la seconda ha fatto da sponsor e da battezzatore ad un giovane candidato che ha portato 12milavoti o giu’ di li’, adesso quel Giovane forse la troppa scuola si è laureato e si p fatto un impresa tutta sua, e musumeci da carro tr, mi sa che gli sia spezzato l’asse del carretto, certo so con questi bilanci non si va da nessuna parte, neanche a comprare i fazzoletti per asciugarsi le lacrime, quindi le probabilità di Miccichè di avere buone posizioni sono ridotte al lumicino, a meno che abbia un colpo di genio come i collaboratori di renzi che gli hanno consigliato appunyo la strategia da attuare, l’avevano messo sott’ornine e lui s isiede e pretende al tavolo dei bottoni, questo mi fa ridere, davvero, da giu’ con un balzo decide praticamente kui, è la bilancia di questo governo se staca la spina tutti a casa, mi fa piacere che vi ricatti uno amorale peggio di voi

    Si dice che Renzi con la sua mossa abbia tolto a Berlusconi lo spazio al centro che avrebbe potuto occupare staccandosi da Salvini. Ma il cavaliere di Arcore non lo aveva fatto perché del centro ha un concetto limitato, un centrino (da tavolo): sostanzialmente uomo di destra, e di che destra!, non certo di una destra liberale, aprì le porte ai neofascisti e a molti camerati che oggi votano Lega.
    Per non parlar di Bossi, possiamo ritenerlo nonno di Salvini. Berlusconi fu l’unto del Signore, prima del nipotino bacia crocifissi, e prima di lui si considerò al di là di ogni potere di questa nostra repubblica rappresentativa.
    Non è un liberale perché se lo fosse avrebbe “diseredato” Salvini, invece gli si è accomodato accanto e oggi proprio lì, in fondo a destra, dal momento che la parte centrale tocca a Matteo, seguito dai Fratelli della Meloni.
    E intanto, fra una cena e un tramezzino, i forzisti vivono come assediati, debbono decidere con chi stare, e alla svelta…

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