Neonato morto dopo due interventi| Il caso non è chiuso: nuove indagini - Live Sicilia

Neonato morto dopo due interventi| Il caso non è chiuso: nuove indagini

Il piccolo, figlio di una coppia di Gela, è deceduto al Garibaldi-Nesima di Catania

LA TRAGEDIA
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GELA (CALTANISSETTA) – Più di tre anni da un dolore atroce, quasi un anno per sapere che il caso non è chiuso. Per il papà e la mamma del piccolo Luigi si riaccendono le speranze: le indagini sulla morte del loro bambino, deceduto a dieci giorni dalla nascita dopo due interventi al Garibaldi-Nesima di Catania, andranno avanti. Il Gip Giovanni Cariolo, ha infatti rigettato la richiesta di archiviazione: “E’ necessario procedere ad ulteriori attività tecniche di integrazione dei risultati offerti dai consulenti del pm – si legge nell’ordinanza del 16 dicembre – anche introducendo specifiche professionalità con specializzazioni ulteriori rispetto a quelle dei professionisti già incaricati, anche uno specialista neonatologo”.

Il piccolo è morto dopo aver subito due interventi chirurgici, gettando nella disperazione il padre e la madre, Giuseppe Messina e Norina Pirrera, un quarantenne ed una 32enne di Gela, in provincia di Caltanissetta. Il 4 luglio del 2016, dopo una gravidanza regolare, la donna aveva dato alla luce due gemelli, un maschietto e una femminuccia: quello eseguito al Garibaldi-Nesima di Catania era stato un parto programmato alla 34esima settimana. Per il piccolo, però, era stato subito necessario il trasferimento all’Utin – l’Unità di terapia intensiva neonatale – per alcuni problemi respiratori. Da quel momento in poi è iniziato il calvario della coppia, che adesso chiede con tutte le proprie forze giustizia per il figlio, “morto per un intervento che doveva essere di routine”, ribadisce tra rabbia e dolore il padre, che pretende la verità. Un percorso lungo, partito il giorno del decesso del bambino, il 14 luglio 2016, e che tra le sue tappe ha incontrato, l’anno scorso, anche la richiesta di archiviazione, a cui la famiglia si è opposta con l’avvocato Giuseppe Ferraro.

“Gli accertamenti andranno avanti – spiega Messina – ma non ci sembra il caso che i consulenti tecnici già nominati dal pubblico ministero nella prima fase delle indagini siano coinvolti negli ulteriori approfondimenti medico-legali. Per questo il nostro avvocato ha depositato un’istanza indirizzata anche al Procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro. “Quando nelle indagini vengono coinvolti medici del territorio – si legge sull’istanza – appare coerente con la prassi di molte procure, ma anche della stessa Procura di Catania, la nomina di professionisti provenienti da altre regioni d’Italia e, nel caso specifico, individuati tra coloro che operano in centri di eccellenza italiani di cardiochirurgia e neonatologia con Utin”. La coppia di Gela aveva deciso di condividere la propria disperazione dopo aver conosciuto la storia della piccola Beatrice, morta al Bambino Gesù di Roma, dove era stata trasferita in condizioni gravissime dall’ospedale San Vincenzo di Taormina, in provincia di Messina. “Mio figlio – spiega il padre – è stato operato da una equipe dello stesso ospedale, arrivata al Garibaldi quattro giorni dopo la nascita dei gemellini”. Stando al racconto della famiglia, il giorno dopo il parto, il piccolo è stato estubato, ma reintubato sedici ore dopo, per l’esaurimento delle risorse metaboliche.

“I medici – ha spiegato il padre – si sono così resi conto che il piccolo aveva ancora il dotto di Botallo aperto: il canale che porta il sangue dall’arteria polmonare all’aorta doveva quindi essere chiuso chirurgicamente. Ci hanno rassicurato tutti, noi ci siamo fidati”. Le condizioni del piccolo Luigi si erano però aggravate: “Due medici del San Vincenzo di Taormina e un supervisore però mai citato negli atti – prosegue Giuseppe Messina – hanno operato mio figlio, ma invece di mostrare segni di miglioramento, Luigi ha avuto ulteriori problemi cardiorespiratori. L’angio-tac, che sin da subito avrebbe permesso di capire cosa stava succedendo, è stata effettuata solo tre giorni dopo: il dotto di Botallo in realtà era rimasto aperto, mentre era stata chiusa l’arteria polmonare. Mio figlio, in pratica, respirava con un solo polmone che doveva tra l’altro fare il doppio del lavoro. I sanitari del Garibaldi hanno quindi informato i cardiochirurghi di Taormina che hanno deciso il giorno stesso di eseguire un secondo intervento. Dopo quella operazione il bambino non si è più ripreso, fino al decesso. Mio figlio è stato ucciso – prosegue il papà del piccolo – e anche nel verbale di intervento viene ammesso che durante la prima operazione è stato commesso l’errore. Documenti in cui inizialmente non vengono citati tutti i componenti dell’equipe di Taormina e dove le cause della morte del bambino vengono considerate riconducibili alla nascita prematura”.

Ad accompagnare i genitori del piccolo Luigi in questo percorso doloroso c’è la onlus “Aria Nuova”, che ha già denunciato tutto alla Procura. Con una memoria difensiva, il legale rappresentante dell’associazione si sofferma proprio sulle “criticità e anomalie in merito alle condotte assunte dai consulenti del pm nel corso delle operazioni peritali”, chiedendo quindi ulteriori indagini. “Il procedimento ad oggi è aperto nei confronti di ignoti – precisa – nonostante siano ben definite sia le condotte contestate, sia i soggetti che le hanno poste in essere”. “Noi non ci fermeremo di certo – conclude il papà del bimbo -. Io e mia moglie vogliamo giustizia per il nostro Luigi, ma anche per tutti i bambini che rischiano ogni giorno di essere vittima di un errore. La prosecuzione delle indagini ci dà inevitabilmente coraggio, ma allo stesso tempo pretendiamo che gli accertamenti vengano eseguiti correttamente e in modo trasparrente. Dobbiamo sapere cosa è successo e chi sono i responsabili della morte di nostro figlio, che nessuno ci restituirà”.


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