"Nessuna scarcerazione di massa |Ognuno ha diritto di morire a casa" - Live Sicilia

“Nessuna scarcerazione di massa |Ognuno ha diritto di morire a casa”

Intervista all'ex giudice istruttore Giuseppe Di Lello. Scontro Di Matteo-Bonafede: “Uno dei due deve dimettersi"

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Giuseppe Di Lello

PALERMO – “Le scarcerazioni sono state fatte in base a leggi esistenti, altrimenti sarebbe concorso in evasione”, dice Giuseppe Di Lello, uno dei quattro giudici istruttori dell’originario pool antimafia di Palermo con Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Leonardo Guarnotta. E poi un lungo impegno politico per Rifondazione Comunista.

Dunque nessuno scandalo, nessun allarme?
“Secondo me c’è un allarme giustificato dallo scandalismo. Quanti sono i boss detenuti 41 bis che sono stati scarcerati? Dalle cronache risultato tre. Non c’è alcuna scarcerazione di massa”.

I detenuti che hanno lasciato il carcere nell’ultimo mese e mezzo per ragioni di salute e per il rischio Cornonavirus sono stati in totale 376, molti in regime di alta sorveglianza
“C’è stato un alleggerimento della situazione carceraria che ci sarebbe dovuto essere comunque e che è stato accelerato dall’emergenza sanitaria”.

Sono piovute critiche sui magistrati di sorveglianza che hanno detto sì al differimento della pena mandando i detenuti ai domiciliari o in strutture per curarsi. Mi pare di capire che le consideri inopportune
“Sono giudici e sono liberi. Devono essere messi nelle condizioni di giudicare senza pressioni. Servirebbe altro per risolvere i problemi”.

Cosa?
“È inutile che parliamo di riforma della giustizia, anzi è proprio inutile sperarlo. Ogni volta che si parla di depenalizzare i reati questi al contrario crescono. E non serve neanche costruire nuove carceri. Una legge non scritta dice che più ce ne sono e più si riempiono”.

Non resta che rassegnarsi?
“No, serve una riforma carceraria che guardi davvero all’efficienza. Penso alla costruzione di centri clinici ospedalieri dove curare i detenuti partendo dal presupposto che ognuno ha il diritto di essere curato e di morire a casa propria”.

Ma l’Italia è anche il paese dove Bernardo Provenzano e Totò Riina sono rimasti detenuti fino all’ultimo respiro
“Forse è difficile scrollarsi di dosso questi precedenti. Alcuni mafiosi sono decrepiti e incapaci di riorganizzare e addirittura di muoversi. Lasciare in carcere persone in queste condizioni non dico che sarebbe un delitto, ma di sicuro è inumano. Si torna alla barbarie”.

Come spesso accade quando infuria la polemica su certi temi spunta qualcuno che dice “Falcone e Borsellino non l’avrebbero fatto”. Sanno esattamente come si sarebbero comportati.
“Non bisogna fare parlare i morti. Nelle circostanze attuali non so cosa avrebbero detto”.

Posso chiederle cosa ne pensa dello scontro fra il ministro Alfonso Bonafede e il magistrato Antonino Di Matteo?
“Se è vero quello che dice Di Matteo Bonafede dovrebbe dimettersi. Se non è vero dovrebbe dimettersi Di Matteo perché la sua accusa è gravissima e circostanziata. Un ministro che si piega al diktat dei mafiosi sembra una riedizione scorretta della Trattativa. Stavolta sono i giustizialisti dei 5 Stelle che si sarebbero piegati. Non so chi ha ragione fra i due e non prendo posizione. Per me la parola dell’uno vale quanto quella dell’altro”.

 


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Commenti

    Per favore qualcuno mi può dire che mestiere hanno mai fatto tutti questi GRANDI MENTI dei Cinque STELLE. Buonafede nello studio dove faceva pratica ritratto che non gli facevano fare neanche le fotocopie.
    Sicuramente non è CAPACE

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