PALERMO – O viene cancellata la legge antiriciclaggio o viene cancellata la gara. E la gara è una di quelle da capogiro: 170 milioni di euro in cinque anni per far avere le protesi ortopediche a tutte le aziende sanitarie della Sicilia occidentale. Il Tar di Palermo dà scacco alla Regione: con un’ordinanza depositata ieri, il tribunale amministrativo sospende una porzione della gara per le protesi indetta dall’Asp di Agrigento, chiedendo sostanzialmente alla Regione di annullare la gara o rinunciare alla legge anti-riciclaggio varata nel 2008. Il motivo è semplice: nella gara non è stata applicata la parte della norma che prevede l’obbligo di creare un conto unico sul quale fare confluire tutti i pagamenti. La norma, però, è finita nel mirino della Corte costituzionale: il Tar, quindi, al momento si limita a sospendere una porzione da otto milioni dell’appalto, specificando però che se la legge antiriciclaggio non venisse dichiarata incostituzionale a saltare dovrebbe essere tutto l’appalto.
Il motivo della pronuncia del Tar è il ricorso di un’azienda esclusa, la Cardio service. Difesa da Carlo Comandé e Serena Caradonna, l’azienda ha puntato i riflettori su quelle che considera le anomalie della gara: dalla composizione della commissione alle mancate garanzie sulla segretezza delle offerte, ma soprattutto sulla violazione della norma antiriciclaggio. “La norma – scrivono nel ricorso gli avvocati Comandé e Caradonna, citando la giurisprudenza – è finalizzata alla garanzia della trasparenza e della tracciabilità dei pagamenti, garanzia ritenuta prevalente rispetto ad ogni altro interesse pubblico o privato concorrente, nella considerazione dell’alto rischio di infiltrazioni mafiose nel campo degli appalti”.
Proprio su questo punto si è soffermata la prima sezione del Tar di Palermo. Il tribunale (presidente facente funzioni ed estensore Federica Cabrini, consigliere Aurora Lento, primo referendario Maria Cappellano) sospende il giudizio in attesa di una pronuncia della Corte costituzionale sulla legittimità della norma, bloccando solo la porzione da 8 milioni su cui è stato presentato il ricorso. Con un avviso: “Se l’articolo 2, comma 1, della legge regionale 15/2008 non verrà dichiarato incostituzionale – si legge nell’ordinanza (numero 751/2013) – il bando di gara dovrà essere dichiarato nullo”. “L’effetto – specifica Comandé – è che sulla gara pende una spada di Damocle. Le aziende che si sono aggiudicate gli altri lotti forniranno le protesi sapendo che l’appalto potrebbe essere revocato?”.
Di tutt’altro avviso l’Asp di Agrigento. “La sentenza – spiega il commissario Salvatore Roberto Messina – è estremamente favorevole all’azienda. L’errore contestato è formale e non sostanziale. Se il Tar avesse avuto la certezza dell’illegittimità del bando l’avrebbe revocato subito. Invece sono stati bloccati solo 8 milioni su 170: il 5%”. Per il commissario, d’altro canto, la gara è particolarmente innovativa: “Il nostro bando – afferma – prevede il criterio dell’accreditamento. Non vince chi offre il prezzo più basso: si crea un range di vincitori con requisiti minimi di qualità e di prezzo, e i medici sono liberi di scegliere la protesi più adeguata. Così abbiamo semplificato la procedura: in Sicilia orientale la gara analoga ha 457 lotti, la nostra solo 67. L’autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ci ha fatto i complimenti. Erano entusiasti”. Il Tar un po’ meno.

