Nuove regole per i negozi in centro | Via il tetto di 200 metri quadri - Live Sicilia

Nuove regole per i negozi in centro | Via il tetto di 200 metri quadri

Via Roma

La proposta di Confcommercio per attrarre grandi brand in discussione al Comune. M5s contrario.

PALERMO – Una vera e propria rivoluzione potrebbe mutare il volto del comparto commerciale a partire dal centro storico di Palermo e le principali arterie della città. Grandi marchi e prestigiose firme potrebbero approdare fra via Roma e le zone limitrofe, ma anche in strade centrali come via Notarbartolo e via Terrasanta. Si discute in queste ore in commissione Urbanistica della possibilità di modificare il regolamento e permettere l’apertura di attività commerciali con una superficie fino a 1500 metri quadri. Ad oggi esiste un vincolo che riguarda la superficie dei negozi, non solo del centro storico, ma anche delle zone residenziali, fino alla stazione Notarbartolo per esempio, ovvero quello dell’impossibilità di richiedere licenze per locali con una metratura che supera i 200 metri quadri. Una regola, ovvero l’articolo 5 del Piano urbanistico commerciale del 2001, che oggi cozzerebbe non solo con “le necessità economiche e di mercato – dice il presidente di Confcommercio Patrizia Di Dio, una delle promotrici della modifica – ma anche con le normative statali ed europee”.

L’articolo contenuto nel Piano di Palermo contrasterebbe con i principi contenuti in diverse leggi in base alle quali “la libertà di iniziativa economica può essere limitata solo per motivi imperativi di interesse generale – si legge in una scheda tecnica presentata da Confcommercio all’Amministrazione comunale – in funzione della tutela di interessi pubblici primari tassativamente enumerati come la salute, la conservazione delle specie animali, l’ambiente, il paesaggio”. “Credo che questa modifica sia una proposta di cui discutere e da tenere in considerazione – dice l’assessore alle Attività produttive Sergio Marino – potrebbe favorire lo sviluppo economico di alcune zone della città che oggi sono in sofferenza e l’approdo in città delle grandi firme. Non ultimo potrebbe agevolare la diversificazione settoriale delle nuove aperture, che oggi per il centro si limitano troppo spesso a pub e attività legate alla ristorazione”.

A schierarsi in maniera critica contro la modifica, soprattutto per le zone ad alto interesse storico, è la consigliera e componente della seconda commissione, Giulia Argiroffi che sulla pagina Facebook del gruppo consiliare 5 stelle parla di “superficialità per quanto riguarda il centro storico. Dall’audizione e dall’analisi dei documenti, emerge quella imbarazzante assenza di metodo e di visione con cui questa amministrazione si approccia ai problemi, trattandoli per emergenze e per compartimenti stagni, senza neanche domandarsi quali siano le conseguenze delle proprie azioni”. La consigliera del Movimento 5 stelle contesta fortemente il metodo: “Come è possibile affrontare questa delicata modifica, senza occuparsi della Ztl, che riguarda tutta l’area oggetto d’interesse della modifica? – si domanda Argiroffi – Come è possibile affrontare questa delicata modifica, senza essersi prima domandati cosa farne dei mercati storici della città? Senza essersi domandati se valga la pena salvaguardarli, se dobbiamo arrenderci alla loro estinzione?”. Prudente il forzista Giulio Tantillo: “Certamente vanno fatte delle modifiche al piano, ma con criterio. L’assessore presenti una delibera e un progetto dettagliato – dice il consigliere e deputato nazionale – si ascoltino le istanze dei residenti e si pensi alla mobilità e ai parcheggi e solo dopo si vada avanti con le giuste modifche”.

A questa ed altre critiche risponde il numero uno di Confcommercio: “Intanto la modifica va fatta perchè la normativa vigente non è in linea con leggi nazionali ed europee. In secondo luogo io mi sono sempre schierata e ho lottato in difesa delle piccole e medie realtà locali e l’iniziativa proposta non ha certo l’obiettivo di penalizzare i piccoli imprenditori palermitani”. Di Dio parla di motivazioni economiche e di immagine: “E’ necessario rendere attrattive alcune zone della città che stanno morendo, come via Roma. L’apertura di un negozio di un grande marchio, per esempio, potrebbe attirare acquirenti e visitatori. Se un imprenditore o un’importante firma della moda oggi vuole aprire in via Roma non investirà mai per avere solo una vetrina e un negozio di 100 metri quadri. In secondo luogo – continua – i vincoli di metratura attuali non consentono la possibilità di fare grossi incassi o di assumere più di un dipendente. Ad oggi vengono rigettate troppe richieste di nuove aperture, dove la media comunque non supera i 300 o 400 metri quadri, si parla insomma di medie attività, non di colossi. Contemporaneamente alla modifica del Piano – sottolinea Di Dio – abbiamo proposto altre iniziative da applicare parallelamente a questa per la tutela e la salvaguardia delle piccole realtà imprenditoriali”. “Se la modifica andrà in porto sarà certamente calibrata in maniera tale da garantire lo sviluppo di nuove attività e di tutelare le piccole realtà soprattutto tra i vicoli del centro storico – dice Dario Chinnici, capogruppo del Pd a sala delle Lapidi – è giusto ascoltare i residenti, ma è importante anche il parere dei commercianti che cercano ogni giorno di resistere e dar lavoro. Cercare di dare una nuova spinta economica e commerciale alla città è una priorità non più rimandabile”.

Ma cosa ne pensano i commercianti del centro storico e di via Roma? La maggior parte è entusiasta dell’iniziativa, soprattutto in via Roma dove, senza voler esagerare, un locale su due ormai è sfitto e versa in stato di totale abbandono: “Penso che sia una cosa assolutamente positiva – dice Vera Sarcì, responsabile del negozio di abbigliamento And – potrebbe attrarre gente. L’apertura di grandi negozi e l’arrivo di grossi marchi potrebbe far tornare via Roma un’alternativa valida ai centri commerciali”. Per la negoziante la causa del declino della via centrale non è più imputabile nemmeno alla Ztl: “Il sabato è il giorno peggiore e non vige la zona a traffico limitato”. “L’importante è che qualcuno apra qualcosa, qui ormai non si fa altro che chiudere – dice Paola DI Nando, responsabile del negozio di accessori “Particolari” – Da qui passano sempre le stesse persone e non sono tante. Quando ho aperto avevo tre dipendenti, oggi lavoro soltanto io. Peggio di così non può andare, quindi ben venga qualsiasi iniziativa che ci aiuti”. Della stessa opinione anche le dipendenti di un negozio di bonboniere e il titolare della gioielleria “Riflessi”: “Sono qui da trent’anni – racconta il commerciante – una volta si veniva in via Roma perchè c’era una grande possibilità di scelta merceologica, oggi ormai siamo ad un passo dalla fossa”. Prudenza invece dagli artigiani Alab che popolano i vicoli intorno alla Vucciria e piazza Rivoluzione: “La nostra associazione è nata proprio per valorizzare gli artigiani locali e la nostra creatività – dice l’artista Angela Di Vita –  quindi è normale che l’arrivo in centro storico di grandi marchi ci spaventi un po’. Questa modifica potrebbe essere un’arma a doppio taglio – spiega – da un lato potrebbe fungere da attrattiva e quindi far aumentare il flusso di persone e di clienti, dall’altro potrebbe rischiare di schiacciare i più piccoli. In ogni caso qualcosa va fatto, la situazione qui in centro è davvero precaria”.


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