Occhio alla scadenza degli assessori | Sostituito uno ogni 20 giorni

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I casi di Fiumefreddo e Li Calzi, fuori dal governo il giorno successivo alla nomina, non sono gli unici. Il primo assessore all'Economia ci ripensò dopo tre giorni. Gerratana durò tre settimane, come Marcella Castronovo. In 36 mesi il governatore ha chiamato nelle sue giunte 41 persone. Tante quante quelle nominate negli ultimi esecutivi Lombardo e Cuffaro.

PALERMO – Meno longevi di un allenatore di Zamparini. Meno duraturi del nuovo taglio di capelli delle vip hollywoodiane. Gli assessori di Rosario Crocetta durano poco, davvero poco. A volte nemmeno il tempo di registrare il loro nome, alla base dell’infinita teoria di facce che hanno popolato i governi di questa confusa esperienza Crocetta, e già quell’assessore non c’è più. Dimesso, cacciato, sostituito in cerca del nuovo equilibrio precario, del nuovo rimpasto salvifico, della nuova “svolta” per la Sicilia.

E chissà quale contributo alla svolta avrà dato, ad esempio, Marcella Castronovo, assessore alla Funzione pubblica arrivata in Sicilia accompagnata da un’alea di autorevolezza giustificata da un incarico di grande prestigio alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Scelta per sostituire alla Funzione pubblica Patrizia Valenti, però, si stancherà presto dell’Isola, complici alcuni problemi di natura personale. La sua esperienza, iniziata il 3 novembre del 2014 si concluderà ufficialmente a capodanno. Meno di due mesi, e bye bye governo.

E due mesi durerà anche l’esperienza di Piergiorgio Gerratana. Giusto il tempo di fare scoppiare una “guerra siracusana” sulla ripetizione delle elezioni a Rosolini e Pachino, di essere presentato dal presidente Crocetta come l’ennesimo esempio di lotta al malaffare e dell’intenzione del governo di puntare sui giovani, di spingere l’allora deputato e freschissimo assessore alla Formazione Bruno Marziano a promettere una denuncia a Crocetta per voto di scambio, e il giovane consigliere comunale verrà rispedito nella provincia aretusea. Bisognava fare il nuovo governo, del resto. Pazienza.

Francesca Basilico d’Amelio, invece, intuì prestissimo su quale giostra era appena salita. Così, due giorni dopo la nomina ufficiale, il primo assessore all’Economia scelto da Crocetta pochi giorni dopo l’insediamento, deciderà di lasciare ufficialmente per motivi di lavoro. Evidentemente ignoti al governatore all’atto della nomina. L’assessore aveva fatto sapere che non avrebbe potuto iniziare la sua avventura prima di due mesi. “Non possiamo aspettare – disse allora Crocetta – dobbiamo subito approvare il bilancio”. E l’esito forse lo ricordano tutti: quella Finanziaria verrà pesantemente mutilata dal Commissario dello Stato. Il governo dovrà faticosamente riscriverla quasi da capo. Quando si dice la fretta…

Per Antonio Fiumefreddo e Cleo Li Calzi, poi, il destino recente è analogo: indicati come assessori del Crocetta quater, già il giorno dopo saranno costretti a lasciare la giunta. Per entrambi, a dire il vero, non si trattava di una esperienza inedita. L’avvocato catanese, infatti, nell’aprile del 2014 fu nominato assessore ai Beni culturali. Ma le polemiche, soprattutto del Pd, lo costrinsero ad abbandonare la carica dopo appena cinque giorni. Per Cleo Li Calzi, invece, l’apparente e breve conferma nel quarto governo, è arrivata dopo la nomina nel Crocetta ter dove resterà per un anno.

Fu, il terzo governo Crocetta, quello che pose fine prematuramente all’impegno di altri assessori. Meno di sette mesi, infatti, resteranno in carica, tra gli altri, l’avvocato siracusano e oggi dirigente di Sicilia democratica Ezechia Reale, la crocettiana Pina Furnari, Roberto Agnello assessore all’Economia poi ripescato come consulente di Lucia Borsellino, il presidente della Fondazione Caponetto e non ferratissimo conoscitore della storia politica della Sicilia Salvatore Calleri (chiese: “Chi è Giuseppe Alessi?”), l’attuale “faraoniano” presidente del Pd Giuseppe Bruno e il presidente di Federalberghi oggi vicino a Sicilia Futura Nico Torrisi. Sette mesi, e addio. Non per scelta loro. Diverso è il discorso che riguarda Nino Caleca, assessore all’Agricoltura che lasciò dopo meno di sette mesi, quando si accorse del rischio di un possibile “ritorno del passato”. Ancora meno durerà l’esperienza di Ettore Leotta alla Funzione pubblica. E le sue dimissioni furono una diretta conseguenza del crollo del pilone sulla A19. A quel punto, per il docente catanese era diventato impossibile fare la spola tra Palermo e Catania. Così, è stato sostituito… da un altro catanese, cioè il suo segretario particolare Giovanni Pistorio.

Storie, esempi che danno colore a numeri che parlerebbero da soli. Crocetta in tre anni ha nominato 41 persone. Escludiamo dal conteggio le conferme, le proroghe e le nomine dello stesso assessore alla guida di assessorati diversi (è il caso di Mariella Lo Bello o di Mariarita Sgarlata). Quarantuno assessori in 36 mesi. Esattamente la somma di tutti gli assessori nominati nei quasi cinque anni del governo Lombardo e nell’ultima esperienza di Totò Cuffaro. Un assessore ogni venti giorni, insomma. Tanto durano all’interno delle giunte di Crocetta. Occhio alla scadenza.

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