La scia di sangue si allunga. il 10 gennaio 2019, è stato ucciso Vincenzo Greco, genero del boss Casella; l’8 maggio, i killer freddarono il commercialista Antonio Di Liberto, fratello dell’ex sindaco e cugino del pentito Filippo Bisconti. L’ultimo agguato in ordine di tempo, prima dell’omicidio di stamani, risale al 2 dicembre scorso, quando due killer spararono in mezzo alla folla, nel corso principale del paese, per tentare di uccidere l’imprenditore edile Giuseppe Benigno. Nell’ambito delle indagini sulla faida i carabinieri hanno arrestato un mese fa quattro persone, tra le quali Salvatore Tumminia ritenuto il nuovo capomafia di Belmonte Mezzagno.
L’obiettivo degli investigatori è trovare la chiave che unisce i recenti fatti di sangue. L’arresto dei capimafia Filippo Bisconti e Salvatore Sciarabba ha fatto saltare gli equilibri (leggi l’articolo). Se c’è uno che meglio di altri conosce le dinamiche del mandamento in provincia di Palermo è proprio Bisconti, oggi collaboratore di giustizia. Ecco cosa ha detto Bisconti: “La famiglia Tumminia era una frangia che si poneva in contrapposizione a quella degli Spera… oso dire che oggi… è lo zoccolo duro della comunità belmontese…”.
Bisconti non era tenero con i Tumminia: “… secondo me sono soggetti che portano solo male alla comunità belmontese. Anche quando ero in libertà lo sostenevo… è vero che sono quelli che ne fanno di tutti i colori”. I Tumminia sarebbero la “frangia più (pericolosa, ndr)… io riuscivo a tranquillizzare la situazione però le devo dire che c’è stato un momento in cui io stesso mi sono un pochino disorientato per quanto riguarda la gestione… il rapporto con i Tumminia”. Da una parte ci sarebbero “gli zii più anziani… Salvatore e Benedetto Tumminia” che “si relazionavano in maniera più occulta con gli altri soggetti” – di loro Bisconti sostiene che fossero in “stand by” – e dall’altra il nipote che “faceva di tutto per vedersi con me”.
Salvatore Francesco Tumminia scalpitava in un mandamento dove si spara e si uccide. Ad avere provato sulla sua pelle le conseguenze delle fibrillazioni è stato Benigno, scampato per miracolo a un agguato in pieno centro. “Questa è la stessa di Antonio… gli stessi… stai tranquillo che è in quel modo”, diceva Benigno convinto che il mandante del suo tentato omicidio fosse lo stesso che ha fatto ammazzare il commercialista Antonio Di Liberto. Le sue parole sono state intercettate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo.
Benigno è stato amico, ma anche socio in affari di Giovanni Migliore, il fratello della vittima di oggi. Nelle intercettazioni si parla di lavori edili, ma anche di forniture di vino. Per un periodo avrebbe anche avuto un ruolo di prestigio, ma poi sarebbe caduto in bassa fortuna in coincidenza dell’ascesa di Tumminia, lui che era stato il braccio destro di Bisconti.

