PALERMO – L’incontro fra il premier Giuseppe Conte e il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi a Palermo “ha riguardato in particolare le inchieste in corso sull’omicidio dell’accademico italiano Giulio Regeni e la cooperazione comune per far luce su questo omicidio e assicurare gli aggressori alla Giustizia”: lo riferisce un comunicato della presidenza egiziana citando il portavoce presidenziale, l’ambasciatore Bassam Radi, senza aggiungere altro sul caso della tortura a morte del ricercatore friuliano.
Il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi “si è felicitato per il proprio incontro con il primo ministro italiano” Giuseppe Conte “mettendo l’accento sugli sviluppi positivi che conoscono di recente le relazioni fra i due paesi e l’interesse dell’Egitto di svilupparli in tutti i campi”: lo riferisce un comunicato della presidenza egiziana. Citando il portavoce presidenziale Bassam Radi, la nota pubblicata su Facebook riferisce inoltre che Conte “ha espresso l’interesse del proprio Paese di rafforzare la cooperazione con l’Egitto il quale sta avendo sviluppi positivi sul piano economico, in particolare nei grandi progetti che contribuiscono al progresso economico e sociale”. La nota premette che Sisi “si è intrattenuto” con “Conte che ha accolto favorevolmente la visita del presidente in Italia per partecipare al mini-summit dei leader coinvolti nel dossier libico visto il ruolo dell’Egitto quale base della sicurezza e la stabilità in Medio Oriente”.
“Il meeting informale di stamattina” a margine della Conferenza sulla Libia di Palermo “è stato presentato come un incontro tra i protagonisti del Mediterraneo. Ma questa è un’immagine fuorviante che noi condanniamo. Per questo lasciamo questo incontro profondamente delusi”. Lo ha detto il vicepresidente turco Fuat Oktay lasciando Villa Igiea a lavori non ancora conclusi. “Qualcuno all’ultimo minuto ha abusato dell’ospitalità italiana”, ha aggiunto senza mai nominare il generale Khalifa Haftar. “Sfortunatamente la comunità internazionale non è stata capace di restare unita”. La crisi in Libia non si risolve se pochi continueranno a tenere in ostaggio il processo politico per i propri interessi”, ha aggiunto Oktay. “Coloro che hanno creato le attuali condizioni in Libia non possono essere coloro che salvano il paese”.
(ANSA)

