CATANIA. Non è stata legittima difesa. Si è concluso con una condanna a 17 anni il processo in primo grado a carico del 71enne Giuseppe Caruso, accusato dell’omicidio volontario di Roberto Grasso, il giovane mascalese sorpreso a rubare dal pensionato, la notte tra il 25 e il 26 aprile del 2013, nel proprio fondo agricolo. La Corte d’Assise di Catania, presieduta da Rosario Cuteri, ha quindi sposato la tesi dell’accusa, ritenendo sproporzionata la reazione dell’imputato, che aveva esploso 4 colpi di pistola, di cui uno alle spalle, contro il 26enne disarmato.
Il pubblico ministero Alessandro La Rosa aveva chiesto una condanna a 21 anni e 6 mesi di carcere per Caruso, accusato anche di porto abusivo di arma da fuoco. Ma i giudici hanno concesso all’uomo, incensurato, le attenuanti generiche, riducendo la pena di 4 anni e 6 mesi.
L’imputato è stato condannato anche al pagamento del risarcimento del danno in favore dei familiari della vittima, quantificato in 326mila euro per il figlio minorenne, 120mila euro per il padre e 50mila euro ciascuno per i fratelli.
LE REAZIONI. Esprime il proprio disappunto per la sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise di Catania il difensore di fiducia dell’imputato, Giuseppe Lipera. “Solitamente si attendono le motivazioni prima di commentare – dichiara il legale – Ma questa volta dico subito che per me la sentenza è ingiusta ed errata. Preannuncio già – conclude Lipera – che faremo appello nei modi e nei termini previsti dalla legge”.
Di tenore opposto le dichiarazioni degli avvocati di parte civile, Lucia Spicuzza, Claudio Grassi e Giuseppe Di Mauro, che hanno accolto con grande soddisfazione l’esito del processo. “Sono soddisfatta perché questa sentenza dimostra – dichiara Lucia Spicuzza, legale del padre, della sorella e del fratello della vittima – che l’imputato non si è difeso da Roberto, ma che lo ha aggredito. Una sentenza che, tra l’altro, arriva in un periodo storico particolare e che quindi acquista un peso ancora maggiore. Ho seguito la vicenda sin dall’inizio e l’esito rispecchia fino in fondo la tesi che ho sostenuto. Questo non restituirà Roberto ai suoi cari ma quanto meno è stata fatta giustizia”.
Stessa soddisfazione anche per Claudio Grassi, legale del figlio minorenne della vittima. “Ritengo che sia una sentenza giusta e commisurata al fatto – dice il legale – perché il fatto è grave. Siamo soddisfatti considerato anche il clamore mediatico, nell’ultimo fine settimana, per la vicenda accaduta in nord Italia, seppur differente rispetto a questa. Il tribunale, tra l’altro, e non tutti lo fanno, ha dato anche l’indicazione esatta della quantificazione del danno, che mi convince. Questo ci risparmia una lunga causa in sede civile”.
Una sentenza attesa, oltreché giusta, per Giuseppe Di Mauro, legale di uno dei fratelli di Roberto Grasso. “E’ quello che ci aspettavamo – dice il legale – tanto è vero che abbiamo insistito su questa tesi dell’omicidio volontario”.

