Omicidio Noce, i consulenti del Pg |"smentiscono" Bruno e Calabrese

Omicidio Noce, i consulenti del Pg |”smentiscono” Bruno e Calabrese

Sono ancora le condizioni mentali di Loris Gagliano, condannato in primo grado per l’assassinio di Stefania Noce e Paolo Miano, a tenere banco in udienza. Rovesciate le conclusioni dei due super periti nominati dalla Corte d'Appello.

lo stato mentale di Gagliano
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CATANIA. Processo Noce: in aula i consulenti del procuratore generale. Sono ancora le condizioni mentali di Loris Gagliano, condannato in primo grado per l’assassinio di Stefania Noce e Paolo Miano, a tenere banco in udienza. Oggi è stata la volta dei consulenti del procuratore generale che, nei fatti, hanno rovesciato le conclusioni, illustrate nell’udienza precedente, dei periti nominati dalla Corte d’Appello: Bruno Calabrese e Francesco Bruno. Non ci sarebbe alcuna condizione in grado di scemare la capacità di intendere e volere dell’imputato Gagliano, né del tutto né in parte. E’ questo il punto focale dell’esame dei consulenti intervenuti in aula oggi durante un’udienza fiume, di circa tre ore, incentrate su “questioni di natura scientifica sull’infermità mentale”.

Conclusioni che rafforzano quanto sostenuto dalla difesa. “Siamo assolutamente convinti che il Gagliano fosse capace di intendere e volere al momento del fatto”, commenta l’avvocato Enzo Trantino, legale della nonna di Stefania. Viene così confutata la tesi dei periti nominati dal Tribunale: una semi infermità mentale da parte dell’imputato. E sulle conclusioni, emerse nella scorsa udienza, torna Trantino definendole “discutibili alla luce di un approdo che non si può ritenere condivisibile sul piano metodologico”. Un quadro più chiaro si potrà definire il 22 settembre quando in aula si conoscerà l’esito dell’esame del consulente della difesa.

L’udienza di oggi, inoltre, è stata caratterizzata dalla presenza in aula anche delle attiviste dell’associazione “Rita Atria” che nei giorni scorsi avevano inviato una lettera al Presidente della Corte d’Assise d’Appello di Catania per manifestare il loro “disappunto” per la scelta del perito Francesco Bruno. Una decisione ritenuta “offensiva per la memoria di Stefania che ha sempre lottato contro ogni forma di violenza o violazione dei diritti umani”. Il riferimento, si legge nella missiva, è alle dichiarazioni del perito in merito alle persone omosessuali (“malati da curare, individui non normali assimilabili alle persone disabili”) in netto contrasto con “l’impegno di Stefania”.


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