I carabinieri del comando territoriale di Gela hanno eseguito 16 ordini di custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti ed associazione a delinquere semplice. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del tribunale di Gela, Veronica Vaccaro, su richiesta del procuratore capo della Repubblica, Lucia Lotti. Gli arresti giungono al termine di un’inchiesta, protrattasi per quasi un anno, con la quale i carabinieri hanno sgominato una capillare organizzazione di spacciatori, identificandone il capo assoluto, che concedeva le ”licenze” di vendita, i suoi diretti collaboratori con il ruolo di ”grossisti”, fino ad arrivare ai ”dettaglianti”.
Tra gli arrestati figurano anche un grosso fornitore palermitano e un pregiudicato gelese che agiva dagli arresti domiciliari di Busto Arsizio, grazie ai fitti collegamenti della ragnatela di pusher a loro disposizione. Hashish e marijuana arrivavano da Palermo mentre la cocaina giungeva da Catania. Durante le indagini, i carabinieri, diretti dal maggiore Alessandro Magro, hanno proceduto al sequestro di alcune partite di droga.
Con messaggi criptati sul social network “Facebook” il palermitano Nicolò Morello, dagli arresti domiciliari a Busto Arsizio (Varese), controllava i suoi affari e impartiva ordini sullo spaccio di droga ai suoi uomini di fiducia, Manuel Tandurella, di 24 anni, e Biagio Di Simone, di 20. Tutti sono finiti in manette questa mattina nell’operazione antidroga dei carabinieri denominata “Porsche”, dal marchio impresso sui panetti di hashish. Morello usava la chat di Facebook per sottrarsi al controllo dei carabinieri sapendo di avere il telefonino intercettato. Per parlare con i complici usava un linguaggio “casereccio”. Infatti, nelle conversazioni si parlava spesso di cibo. “La pasta l’hai fatta, o l’hai lasciata sul tavolo? Possiamo mangiare? Quanta pasta hai fatto?”, chiedeva Morello ai suoi uomini. Sono in tutto 16 le ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Procura di Caltanissetta e 14 gli arresti. Due persone sono infatti risultate irreperibili. Gli arresti giungono al termine di un’inchiesta, protrattasi per quasi un anno, con la quale i carabinieri hanno sgominato una capillare organizzazione di spacciatori, identificandone il capo assoluto, che concedeva le “licenze” di vendita, i suoi diretti collaboratori con il ruolo di “grossisti”, fino ad arrivare ai “dettaglianti”.
