Orlando: "Dal governo| misure del tutto inadeguate"

Orlando: “Dal governo| misure del tutto inadeguate”

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Commenti

    Pensa se vuoi rimanere sempre a casa prigioniero…

    Caro sig. Sindaco potrebbe fare lei una cosa buona per palermo: si dimetta

    Prima obbedite, ora liberi tutti. Che bello quando le decisioni le devono prendere gli altri. Tu che sei del PD e quindi al governo, cosa proponi? È inutile lamentarsi sempre, proponi le soluzioni o dimettiti. Da tuo Ettore sono stanco di sentirti lamentare sempre

    Ma siete proprio ossessionati da Leoluca Orlando, fra poco lo accuserete pure di avere fatto arrivare il coronavirus a Palermo.

    Mi trovo completamente d’accordo , con quanto riferito dal Sindaco . Però un episodio
    voglio raccontarlo , che mette in luce , l’ignoranza e l’arroganza , che colpisce molti
    ceti sociali e culturali , ieri dentro un’atttivita commerciale , il proprietario invitava
    un cliente entrato senza mascherina , ad indossarla per rispetto ai presenti , che
    l’avevamo . La risposta , dopo aver redarguito il proprietario , mortificandolo ,che è ammutolito , lui appellandosi a varie libertà , è stato così arrogante e maleducato, che ha lasciato di stucco i presenti , il ceto sociale era medio alto . Allora è così difficile
    educarci , senza mettere sempre sanzioni .

    Ma non facevi parte del PD? Ma quanti partiti hai cambiato?

    Orlando va dove va il vento. E’ uno spirito libero

    Nel 2000 si dimise x candidarsi alla regione, ma fu un flop.

    Faceva parte delle Dc, (poi criticata lui.) della Margherita, Idv.

    Ma rispetto de che? Semmai dell’opinione della maggioranza ufficialista, a mente della quale la mascherina serva a qualcosa, posto che, come riferito da molti, compresi gli esperti del main stream, non serve ad una emerita mazza.
    Tant’è che lo stesso DPCM parla di mascherine fatte in casa. Siamo proprio alla barzelletta!
    L’obbligo di dove usare la mascherina (anchje quella fatta in casa), tra l’altro, è dettagliatamente descritto nell’ultimo DPCM e va quindi usata solo in determinati specifici casi.

    per coprire gli errori della sua amministrazione colpisce altri

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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