Bagheria, nonostante la sanatoria dopo 40 anni la casa va demolita

Ha pagato la sanatoria, ma dopo 40 anni “la palazzina va demolita”

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Il caso a Bagheria, spia di un fenomeno molto più ampio

PALERMO – Una sentenza di demolizione del 1986 è stata messa ora in esecuzione dal Tribunale di Palermo. La palazzina di due piani in via Danubio, a Bagheria, dove abitano tre famiglie, deve essere abbattuta perché è abusiva nonostante sia stata pagata la sanatoria.

“Lo era quando fu costruita nel 1985, ma successivamente è stata sanata”, replica la famiglia. Secondo la Procura di Palermo, invece, il vecchio ordine di demolizione resta valido. La proprietaria dell’immobile e i figli hanno fatto ricorso, ma il Tribunale gli ha dato torto. Nel giro di pochi giorni il provvedimento sarà notificato.

Quarant’anni fa, dunque, una famiglia costruisce abusivamente una palazzina. Nel 1993 l’allora pretore di Bagheria condanna la proprietaria del terreno a due mesi e 20 giorni di carcere e al pagamento di un’ammenda di 8 milioni di lire per abusivismo edilizio. Sospende la pena, ma ordina la demolizione.

La famiglia presenta richieste di sanatoria e condono a partire dal 1996. Fra oblazioni e oneri concessori in favore del Comune di Bagheria la famiglia ha pagato negli anni circa 25 mila euro.

Tutto risolto? Neanche per idea. Nel 2025 la Procura di Palermo emette una ingiunzione di demolizione sulla base della sentenza del pretore. Undici anni dopo arriva il momento di fare entrare in azione le ruspe. La famiglia si oppone e tramite l’avvocato Fabio Vanella chiede la sospensione. Una perizia giurata conferma che la pratica di sanatoria è stata presentata regolarmente con tutti i nulla osta necessari.

La Procura insiste: contesta la carenza dei requisiti oggettivi (cubatura) e soggettivi (difetto di legittimazione dei figli, semplici comodatari dei due appartamenti da loro abitati), che invece il Comune riteneva soddisfatti.

Il legale risponde con le controdeduzioni. L’atto finale è la sentenza del Tribunale: la palazzina deve essere abbattuta.

“Da una parte ci sono i Comuni che, sotto l’onda della legislazione sanante, hanno condonato nei decenni passati – spiega l’avvocato Vanella – assicurandosi importanti introiti a titolo di oblazione e oneri di urbanizzazione. Dall’altra, le Procure che pretendono di mettere in esecuzione ordini di demolizione vecchi di tre decenni, censurando l’operato dei Comuni”.

“In mezzo i poveri utenti – conclude il legale – che hanno pagato fior di quattrini per regolarizzare (tra professionisti e oneri), ai quali la Procura chiede oggi di pagare di tasca la demolizione”.

In Procura esiste un “Gruppo demolizioni”. Il caso di Bagheria potrebbe essere la spia di un fenomeno molto più ampio.


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