Così la mafia fa girare l'economia a Palermo

Il boss, il genero e il cognato: l’economia “mafiosa” di Palermo

economia mafia
Le nozze d'argento prima dell'arresto di Tommaso Lo Presti e Teresa Marino nella chiesa di San Domenico
Girano parecchi soldi a Porta Nuova. O meglio, sono i mafiosi a farli girare

PALERMO – Girano parecchi soldi a Porta Nuova. O meglio, sono i mafiosi a farli girare. Investono in attività commerciali e accumulano altro denaro. Il risultato è che c’è una fetta di economia, a Palermo, dove l’ombra della mafia è pesantissima.

Il cognato del boss Lo Presti

Giovan Battista Marino è cognato del capomafia di Porta Nuova, Tommaso Lo Presti, soprannominato il pacchione, entrambi arrestati nel blitz dei 181 dell’anno scorso. È fratello di Teresa Marino, moglie del boss, anche lei in passato condannata per mafia. Nella fedina penale di Giovan Battista Marino ci sono due sentenze definitive per concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione.

Non è solo un parente acquisito del boss, ma una sorta di tuttofare specie quando ci sono di mezzo gli affari. Sono figure come la sua che bisogna monitorare per scoprire come si muovono le famiglie mafiose. Tra le sue frequentazioni spicca per costanza quella con Gaetano Alagna, figlio di Domenico, un altro mafioso di Tommaso Natale.

Mafia ed economia

Da Tommaso Lo Presti è partita una richiesta di contatto contatto con Alagna, imprenditore con diverse attività nel settore della ristorazione. Ed è proprio per avviare una nuova impresa che Lo Presti lo avrebbe consultato. Obiettivo del capomafia? Mettersi “un fisso” in tasca ogni mese, disponibile ad accontentarsi di “duemila euro”.

Lo Presti garantisce la cifra per l’investimento iniziale e Alagna si occupa della gestione. Di cosa? Per un periodo hanno avuto in mente l’apertura di una discoteca a Isola delle Femmine. Lo Presti ne ha pure parlato per competenza territoriale con Nunzio Serio, boss di San Lorenzo, mandamento che ingloba anche la fetta della provincia che si affaccia sul mare in direzione dell’aeroporto.

Poi hanno dirottato il loro interesse su qualcos’altro, una “polleria-pizzeria” forse. Hanno fatto un po’ di conti. Investendo “100.000 mila euro” il guadagno mensile avrebbe raggiunto quota “5.000 euro”. Alagna ha disposizione dei locali, da via Ugo La Malfa, a Palermo, a Villagrazia di Carini. Basta scegliere. Lo Presti però di soldi cash ne ha solo la metà, “50.000 euro”.

Le forniture di ghiaccio

Affari in divenire, mentre alcuni sono già in corso. Samuele Stassi, genero di Tommaso Lo Presti, gestisce una rivendita di ghiaccio. Confezioni da “10 euro” che vende “in tutta via Maqueda”. Con l’aiuto di Alagna gli affari non possono che migliorare. Nell’estate del 2024 è proprio Alagna a dirsi certo di potere piazzare il ghiaccio “da tutte le parti”. Tanta gente si è messa a disposizione, tra cui molti titolari negozi all’interno del centro commerciale Forum di Brancaccio. Intanto le prime forniture le ha comprate lo stesso Alagna per Iam Pizza, uno dei locali che gestisce in via Maqueda, strada dove altri commercianti comprano il ghiaccio da Stassi.

Piatti e bicchieri

Rispetto per il vicinato o timore per il boss di Porta Nuova? Ben diverso lo scenario emerso in altri casi. La fornitura di rotoloni di carta, piatti e bicchieri di plastica, e caffè viene imposta con la forza dell’intimidazione. Molta merce proviene da un magazzino in via Generale Cadorna, tra l’Albergheria e Ballarò, dove c’è l’attività di altri due volti noti alle cronache, Giuseppe Di Maio e Antonino Seranella. Qualcuno ha provato a fargli concorrenza arrivando da altre zone della città. Gli hanno fatto capire che è meglio stare alla larga e non pestare i piedi a chi rafforza il connubio mafia-economia. Ora che Di Maio e Seranella sono stati arrestati resta solo da capire chi è rimasto a gestire gli affari che non si sono fermati.

Altri indagati hanno deciso di puntare sulle forniture di pesce. C’è stata l’ascesa sul mercato di Francesco Paolo Putano grazie “all’appoggio di autorevoli esponenti mafiosi come Francolino Spadaro” della Kalsa. E così il pesce di Putano è finito nelle cucine di tanti ristoranti. L’importante è che sia di buona qualità – così come ghiaccio, caffè e rotoloni – e nessuno si fa domande.


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