PALERMO – L’ultimo pasticcio sui numeri è di due giorni fa. Sono spuntati 354 positivi al Covid in provincia di Messina sfuggiti alla statistica. Numeri relativi al mese di ottobre. “Colpa di un problema informatico”, dicono dalla Regione. Un caso isolato e subito risolto, aggiungono sgombrando il campo dalla possibilità che episodi simili si ripresentino nei giorni a venire e in altre province della Sicilia.
Non è la prima volta che accade. Dal mese di agosto si ripetono gli “aggiustamenti” dei numeri in un sistema di raccolta che ha mostrato tutti i suoi limiti. L’inchiesta partita dalla Procura di Trapani e approdata a Palermo – si attende l’esito di consulenza voluta dai pubblici ministeri – un dato lo ha già fatto emergere con chiarezza: per mesi nella raccolta dei dati ha regnato il caos. Le Aziende sanitarie provinciali li comunicavano a voce e capitava che venissero registrati a penna.
Ora la registrazione avviene con regolarità sulle piattaforme informatiche di Asp, Istituto superiore di Sanità e Regione siciliana. Qualcosa, però, a Messina non ha funzionato. Al Dasoe, il Dipartimento Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico, si sono accorti che i conti non tornavano. Pochi positivi rispetto alla media siciliana e in una provincia dove si registrano ritardi nella campagna di vaccinazione. E così è venuto fuori il mancato caricamento dei dati nel portale dell’Asp. Poco cambia visto che i dati sarebbero stati trasmessi in modo corretto a Roma.
A non essere preciso è stato il bollettino che giornalmente viene divulgato e su cui però non si basano le scelte di politica sanitaria. Incide, però, nell’opinione pubblica. Da qualche mese la Regione ha iniziato a specificare che i dati sui decessi si riferiscono non alle ultime 24 ore, ma che ci sono anche numeri recuperati.
Nel caso dei decessi ciò accade, spiegano dall’assessorato, perché le morti avvenute in casa non vengono comunicate in tempo reale. Al suo insediamento alla guida del Dasoe al posto di Maria Letizia Di Liberti finita sotto inchiesta, il neo dirigente Francesco Bevere aveva spiegato che “l’iter della comunicazione è molto più complesso dovendo accertare il nesso tra l’evento e il virus”.
Ciò che all’esterno sembrerebbe una spia di inefficienza in realtà viene presento come segno di trasparenza. In Sicilia, a differenza delle altre regioni, viene fornita anche la data dei decessi. Il Dasoe lo ha fatto presente al ministero della Sanità che deve decidere se estendere il metodo siciliano a tutte le altre regioni o viceversa.
Nel frattempo l’inchiesta va avanti. I dati aggregati considerati non veritieri sono stati caricati – e qui scatterebbe il falso – nelle piattaforme informatiche compilando i cosiddetti form che sono stati acquisiti dalla Procura. Resta da capire se i “dati falsi aggregati” abbiano influito o meno sulle decisioni adottate dal ministero della Salute Roberto Speranza fra novembre 2020 e gennaio 2021 per contrastare il Covid nell’Isola.

