Palermo, il pentito scuote la mafia: tutti i verbali e i segreti - Live Sicilia

Palermo, il pentito scuote la mafia: tutti i verbali e i segreti

Alessio Puccio, soldato del mandamento di Porta Nuova, ha scelto un’altra strada per uscire definitivamente dalla mafia: la collaborazione con la giustizia
INCHIESTA
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È scappato in Germania per non essere ammazzato. E per non uccidere lui stesso. Perché questa è la legge di Cosa nostra per risolvere alcune questioni. Ma Alessio Puccio, soldato del mandamento di Porta Nuova, ha scelto un’altra strada per uscire definitivamente dalla mafia: la collaborazione con la giustizia. I primi verbali ha cominciato a riempirli la scorsa estate. Sul mensile S in edicola, sono stati pubblicati integralmente i racconti, nell’inchiesta di Laura Distefano.

Paginate piene di omissis che sono servite a incastrare la famiglia Luca, specializzata nella compravendita di preziosi. I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo hanno condotto un’indagine che ha localizzato la centrale del riciclaggio palermitana. E cioè il banco oro di Corso Pisani. Qui le bande della mafia (e non) avrebbero “piazzato” chili e chili di oro rubato che poi sarebbe stato fuso e rivenduto. Una macchina dei soldi ben oleata che avrebbe permesso di arricchire le casse delle famiglie del mandamento di Porta Nuova (siamo a Palermo centro, ndr).

Costretto a fuggire”

Perchè Puccio ha deciso di collaborare con la giustizia? Il soldato della mafia, molto conosciuto per la sua bravura a scassinare cassaforti, ha commesso un errore che gli sarebbe potuto costare caro se non fosse fuggito lontano da Palermo. “Inizialmente – ha raccontato ai pm – mi sono allontanato da Palermo per avere avuto discorsi con persone appartenenti al mandamento. Dopo una colluttazione c’è stata una sparatoria. Sono riuscito a scappare e mi sono confidato con i miei parenti più stretti. Avevo deciso di andare da mia sorella per alleggerire la cosa. Quando sono andato in Germania ho lavorato e mi sono sistemato. Ho capito di avere buttato la mia vita per niente. Guadagnavo poco ma stavo bene. Mi sono giocato la gioventù e voglio sistemarmi e avere una vita tranquilla e serena. Non voglio più avere a che fare con giustizia. Il problema nasce – ha spiegato – con l’ultimo furto che io, Barone Daniele, Vincenzo Sciacchitano e Antonino Reina abbiamo commesso. Abbiamo deciso di non dire a Giuseppe Di Giovanni e Giuseppe Incontrera quanto avevamo preso, ossia 300 mila euro. Avevamo pensato di non far sapere niente e dare qualcosa di minimo. Poi tutto è uscito fuori ed è scattata una forma di ripicca verso di me – ha dichiarato alla magistra- tura – perché ero il responsabile di questo gruppo per il mandamento. In questo momento il responsabile del danno ero io. Hanno pensato che lo avessi fatto altre volte nei dieci anni precedenti. Barone, Sciacchitano e Reina sono stati picchiati anche pesantemente. Invece con me c’era stato solo un rapporto verbale in cui mi dicevano di aspettare per farmi vedere. Di pomeriggio ho avuto una colluttazione con Cosimo Filippone e Davide, mariti delle figlie di Gregorio Di Giovanni (boss di Porta Nuova che ha parte- cipato alla commissione del 2018). Mi rimproveravano di fare di testa mia e di non dire le vere cifre. Gli è scappato un colpo e sono scappato. Di sera – ha ricordato Puccio – mi hanno cercato a casa e sapevamo che mi volevano parlare Pietro Lo Presti, Tommaso Lo Presti e Giuseppe Autieri. Consigliavano di dare 2000 euro per fare un regalo e per far capire che non avevo niente da nascondere. Dissi va bene. Gli dissi se volevano un caffè e mi allontanai.

La copertina del mensile S disponibile in edicola


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