La vita perduta degli uomini-vagone | "Ecco chi era il mio amico Totò" - Live Sicilia

La vita perduta degli uomini-vagone | “Ecco chi era il mio amico Totò”

Vito Violante (a sinistra) e Totò

Una storia di amicizia. Un aperitivo e un panino insieme. Qualcuno che il giorno dopo non c'è più.

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PALERMO- Gli uomini-vagone, talvolta, possono vivere nelle stazioni, accanto agli ospedali, sui marciapiede. Sono come i treni che passano per non essere presi da nessuno, senza viaggiatori, né fiati di bambini a scaldare i vetri. Sfrecciano e non c’è chi li veda. Totò – a destra nella foto, accanto al suo amico Vito – era un uomo-vagone che alloggiava dalle parti della stazione Notarbartolo, a Palermo. E sarebbe rimasto trasparente se proprio Vito non si fosse chinato su di lui.

Vito Violante, che a Notarbartolo si occupa della sicurezza di ascensori e scale mobili, racconta: “Qualche volta mi porto il pranzo da casa per la pausa. Mi metto in macchina e mangio un panino. Guardando in giro, in una di queste occasioni, ho notato persone che per tutti sono invisibili. Li chiamiamo clochard o barboni, per definirli, sono uomini come noi. Totò si avvicinava ogni tanto. Era molto chiuso, taciturno, però qualche volta aveva voglia di parlare. Allora chiedeva la sigaretta, un po’ di pane o il caffè”.

Totò, un nome come tanti e chissà se era quello vero. Come ‘Vicèvogghiufumare’ che stava dalle parti di via Archirafi, ma poi si eclissò quando qualcuno gli sparò contro dei pallini da un fucile di aria compressa. Come ‘Vicèdelleposte’ che dormiva sotto gli archi delle Poste di via Roma ed era timido, tanto da non volere incontrare anima viva. La notte in cui un medico riuscì finalmente a chiacchierare con lui fu anche la sua ultima notte.

E dunque Totò. “Aveva una cinquantina d’anni – racconta Vito –. Una sera, avevo appena finito il mio turno, l’ho visto che parlava con altri come lui. ‘Che ci fu, Totò?’. ‘Niente, siamo digiuni’. Allora siamo andati da Carrefour, in via Libertà, a fare la spesa. Poi abbiamo consumato un aperitivo. Sì, ovviamente ho pagato io, ma che importa?”.

Così, l’uomo-vagone e l’uomo che bada agli ascensori si sono conosciuti e sono diventati amici. Così inizia a trasparire qualcosa dall’anonimato di chi ha la stazione e il cielo per casa.

“Totò – continua Vito – era stato aiuto-cuoco, forse aveva avuto dei problemi con la giustizia, ma non gli ho mai chiesto niente di più per discrezione. Quella sera, dopo l’aperitivo, abbiamo mangiato tutti insieme. Io avevo già cenato, ma ho preso lo stesso un bocconcino con prosciutto e formaggio e ci siamo sentiti come parenti. Erano affamati, i ragazzi, perché non sempre capita che le associazioni di volontariato che portano il cibo siano coordinate e restano zone scoperte. Da un po’ va molto meglio. Non so se il mio amico Totò avesse una famiglia. Una signora veniva a trovarlo. Quelli come lui non svelano mai volentieri la vita che hanno vissuto”.

Chi era Totò? Perché aveva forse avuto dei guai con la giustizia? Che ruolo aveva interpretato prima di diventare un uomo-vagone, abbandonato al vento e alla solitudine? Cercava un’espiazione oppure aveva soltanto bisogno di pochi grammi di speranza?

“Era un buono – dice Vito -. All’inizio di gennaio sono andato alla stazione per lavorare e lui non c’era. Mi hanno detto che era morto in ospedale”. Vito Violante ha pubblicato una foto su Facebook. In calce ha scritto: “Quest’uomo seduto accanto si chiamava Totò; è morto stanotte, lui era un barbone che viveva alla stazione Notarbartolo, ognuno di loro ha la sua storia, io non vi racconto la sua perché è lunga. Dio mi ha donato il piacere di conoscerlo e l’onore di aiutarlo nell’ultimo periodo della sua vita, non so se qualcuno lo piangerà ma a me mancherà, ringrazio Gesù per il dono che mi ha fatto”.

Ora Vito aggiunge: “Dovremmo essere tutti un po’ meno egoisti, grazie se ricorderai Totò, perché è esistito”. E grazie a te uomo dell’ascensore perché hai tenuto la mano dell’uomo-vagone e hai preso quel treno in corsa verso la sua notte. Appena in tempo.

 

 

 

 


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Commenti

    Vito Violante persona meravigliosa, se tutti prendessimo esempio da lui, le cose andrebbero diversamente.

    Erano i primi del”900 e le locomotive percorrevano l’America in lungo e in largo. I senza fissa dimora viaggiavano sui vagoni merci per eludere i controlli. Quando il treno rallentava per un lieve dislivello, vi si affiancavano, tendevano la mano e all’interno c’era sempre qualcuno che li aiutava a salire in corsa. Il primo saluto era ” Hallo, boy!”. Nel tempo il saluto si abbrevio’ in “Hobo!” Da qui il denominativo Hobo per indicare i vagabondi di cui alcuni di loro divennero famosi musicisti blues , country, (film Nashville) . Bob Dylan si ispirò alla loro vita scrivendo una canzone dal titolo “Only a Hobo” che vi invito ad ascoltare.

    Umanità. Grazie Vito

    Grazie, mi domandavo perché non lo vedessi più in via oreto o alla stazione. Rip

    Grazie per questa dose di umanità stamattina, ce n’era davvero bisogno. In un mondo in cui nessuno si ferma più ad ascoltare il prossimo.

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