Palermo: riffa, soldi per la festa, parcheggio: piazza regno dei boss

Riffa, festa rionale, parcheggio: in piazza comandano i boss

Rione Zisa, a due passi dal luogo in cui hanno ucciso il boss Inconrtrera

PALERMO – Immondizia, disordine e quei giovani imparentati con i boss che si sentono i padroni. La vita in piazza Ingastone, rione Zisa, è diventata impossibile.

Un commerciante della zona diceva, amareggiato, che avrebbero fatto meglio a cambiare il nome in “piazza Comandè”. Esplicito il riferimento alla famiglia Comandè, nota alle cronache giudiziarie per le vicissitudini di alcuni suoi membri.

Per ultimi i fratelli Alessio e Antonino Comandè avrebbero preso il controllo della piazza, provocando il malcontento fra coloro che ci lavorano e vivono. Decidevano persino chi dovesse fornire i fiori per la festa della Madonna di Lourdes nella omonima chiesa o in quella della Mercede, al Capo.

La lamentele giunsero presto alle orecchie di Giuseppe Incontrera, boss della zona assassinato a fine giugno in via Principessa Costanza, a pochi metri da piazza Ingastone. Era lui a dovere risolvere la faccenda.

Il commerciante si sfogava. Avevano militarizzato la piazza: i clienti protestavano perché, dicevano, “non possiamo passare… non veniamo più a comprare le cose perché gli domandano i soldi… 10 euro, 5 euro… perché devono fare la festa… un colpo cominciano con l’arriffata… un colpo cominciano per la chiesa“.

“Non possiamo lavorare – proseguiva il racconto del commerciante – non solo si sono presi il posteggio… i cristiani girano ci sono clienti che mi dicono giriamo due o tre volte non troviamo posteggio e ce ne andiamo e poi non abbiamo una piazza libera per fare cosa”.

E poi la spazzatura, “perché non la mettono sopra il marciapiede che arriva fino alla Madonna… non si lavora più la gente non viene più non si vende più niente”. Perché i boss si occupano anche di fare ripulire le strade. Toccherebbe al Comune, ma con le amicizie giuste l’autocompattatore fa più volte il giro della zona.

Insomma i Comandè “strozzano i cristiani”. “Non vedo l’ora che esce suo fratello Stefano e la testa gliela taglia sul fratello”, diceva Incontrerà. Stefano Comandè, arrestato per mafia qualche anno fa, è stato anche il superiore della Confraternita delle “Anime Sante di piazza Ingastone’.

Nell’attesa della scarcerazione Incontrera si attivò nella speranza di essere più convincente del passato: “Hanno abbuscato già 20 volte e mi siddiò… con il piattino per la chiesa, carnevale… i cristiani tengono tengono tengono, poi boom e scoppiano”.

Il boss assassinato alla Zisa a fine giugno era entrato in contrasto con la famiglia Comandé anche per colpa di un fioraio, accusato di avere rubato dei soldi raccolti per i festeggiamenti in onore della Madonna della Mercede, al Capo: “Si è fottuto 2500 euro dalla Madonna delle Mercede… lo ha mandato a chiamare u Giunta e gli voleva alzare le mani”.

Nel dialogo captato Incontrera parlava con Giuseppe Auteri, boss tuttora latitante. Il “Giunta” a cui si fa riferimento è Giuseppe Giunta, pure lui arrestato nel recente blitz a Porta Nuova. Tre nomi di peso coinvolti nella vicenda dei fiori, perché è anche in questi dettagli che si riconosce la forza di chi comanda. Vito il fioraio, che i carabinieri identificano in Vitale Sardina, doveva consegnare i soldi alla famiglia mafiosa, scrivono gli investigatori, “per avere ottenuto l’esclusiva per la vendita dei fiori in occasione di eventi religiosi legati alla Madonna della Mercede”.


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