Palermo, la moglie del killer e i nuovi capi: pene definitive per i boss

La moglie del killer e i nuovi capi: pene definitive per i boss

Sentenza della Cassazione per gli affiliati al mandamento di Resutanna
IN CASSAZIONE
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PALERMO – La Corte di Cassazione rende definitive le condanne al processo nato dal blitz dei carabinieri “Talea” che nel 2017 colpì i clan di San Lorenzo e Resuttana.

Mafiosa sì, capo no

L’elenco dei condannati si apre con Mariangela Di Trapani, moglie del killer Salvino Madonia, per cui era caduta l’ipotesi che guidasse il mandamento di Resuttana. I supremi giudici hanno confermato i 4 anni di carcere per la sola partecipazione all’organizzazione mafiosa. Dieci anni a Giovanni Niosi, il boss che ha rischiato di essere ucciso, condannato per l’estorsione denunciata dai titolari de “La Braciera”.

Furono ricostruite una sfilza di estorsioni e il condizionamento di Cosa Nostra sulle gare all’ippodromo pima che venisse chiuso e riaperto sotto il controllo di una nuova società.

Le indagini della Dda e dei carabinieri fecero emergere di Giuseppe Biondino, figlio dell’autista di Totò Riina: anche per lui era già caduta l’ipotesi che fosse uno dei capi e promotori.

Tutte le pene definitive

Queste le pene inflitte dalla prima sezione della Corte d’Appello, presieduta da Adriana Piras (a latere Mario Conte e Luisa Anna Cattina), e ora definitive: Salvatore Ariolo 5 ani, Giuseppe Biondino 9 anni e 2 mesi, Ignazio Calderone 4 mesi a 4 anni, Antonino Tumminia 2 anni, 2 mesi e 20 giorni, Massimiliano Vattiato 8 anni e 2 mesi, Mariangela Di Trapani 4 anni, Filippo Bonanno 9 anni e 4 mesi, Antonino Catanzaro 2 anni e 8 mesi, Francesco Paolo Liga 10 anni e 8 mesi, Francesco Lo Iacono 2 anni e 8 mesi, Giovanni Niosi 10 anni, Corrado Spataro 11 anni e 8 mesi.

Tra i condannati in appello c’erano anche i collaboratori Sergio Macaluso e Domenico Mammi. Le loro pene furono pesantissime, nonostante la collaborazione, per il considerevole numero di capi di imputazione. Non avevano fatto ricorso in Cassazione.

Gli annullamenti con rinvio

Per Stefano Casella (condannato in appello a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni) c’è stato un annullamento con rinvio. I giudici di secondo grado dovranno solo valutare la concessione delle attenuanti generiche.

Per Pietro Salsiera (aveva 14 anni) si dovrà valutare l’eventuale meccanismo della continuazione con una precedente condanna. Da ricalcolare anche la pena di Sergio Napolitano a cui erano stati inflitti 12 anni e 8 mesi. Titolare del bar Hilton di via Libertà, era un pezzo grosso del mandamento.

L’eventuale continuazione con una precedente condanna va valutata pure per Salvatore Lo Cricchio, condannato a 8 anni in appello, considerato il “consigliere e supervisore” del mandamento di Resuttana, Un punto di riferimento in virtù dei suoi 72 anni e della sua parentela con Di Trapani, di cui è lo zio. Per Pietro Salamone (che in appello ha avuto 10 anni).

La Cassazione ha rigettato i ricorsi del procuratore generale e dunque diventano definitive le assoluzioni di Ahmed Glauoi, difeso dall’avvocato Giuseppe Farina, e di Bartolomeo Mancuso, difesa da Anna Pellegrino.

Confermati il risarcimento dei danni in favore delle parti civili Addiopizzo, Confesercenti, Confcommercio, Sos Impresa, Solidaria, centro Pio La Torre, Associazione antiracket e antiusura, Sicindustria. Risarcimento anche per l’imprenditore Arnaldo Maria Tancredi Giambertone che a Livesicilia dichiarò: “Non mi arrendo all’omertà”.


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