Palermo, mafia e disperazione: boss, malacarne e sanguisuga

Mafia e disperazione: boss, malacarne e sanguisughe

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Il luccichio dell'oro non deve distogliere lo sguardo dall'amara verità

PALERMO – Il luccichio dell’oro non deve distogliere lo sguardo dall’amara verità. È, ancora una volta, un contesto maleodorante di disperazione quello che viene fuori dall’ultima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

I boss del mandamento di Porta Nuova hanno intuito che con i ‘compro oro’ si possono fare soldi facili. E così, dicono gli investigatori, avevano imposto alle bande di rapinatori e topi di appartamento di avvalersi di una sola una centrale di riciclaggio della merce rubata, quella gestita dalla famiglia Luca.

Secondo il neo collaboratore di giustizia Alessio Puccio, i furti sarebbero addirittura organizzati dai pezzi da novanta del mandamento. S’avanza, dunque, la figura del mafioso, rapinatore e malacarne.

Rapinatore e anche sanguisuga. Nei ‘compro oro’ non si recano soltanto i ladri su ordine dei boss. C’è la fila anche di gente disperata che vende i regali di famiglia pur di mandare avanti la baracca.

La mafia sfrutta la loro disperazione alla stessa maniera in cui specula sull’illusione di chi crede di potere sbarcare il lunario con le scommesse sportive, investendo gli ultimi soldi che si trova in tasca in una delle tante agenzie spuntate come funghi e dietro cui ci sono gli interessi di Cosa Nostra. Sono gli spiccioli che rimangano dopo essere passati dalla mannaia dei videopoker.

Di quale Cosa Nostra, però? Della stessa che impone i cantanti neomelodici nelle feste di borgata, che autorizza gli abusivi a vendere birra e frattaglie per strada, che decide chi deve addobbare i simulacri nelle processioni, che pretende la percentuale sui finti incidenti organizzati dagli spaccaossa sulla pelle di altri disperati.

Mafia e disperazione vanno a braccetto. Cosa Nostra è fiaccata dai blitz continui, eppure mantiene la capacità di controllo su una grossa fetta di popolazione che riconosce, ancora e purtroppo, nel boss non solo una figura da temere, ma qualcuno che lo possa salvare dalla sua condizione di disagio.

Ed è in questo contesto di degrado che qualcuno arriva ad armarsi e decide di ammazzare a sangue freddo un essere umano per strada. Cosa Nostra è cambiata. È stata sconfitta quella dei vecchi padrini palermitani e quella del corleonesi. Ora c’è una mafia che pur mantenendo la struttura gerarchica sembra segnata dalla tribalizzazione. Cosa Nostra è cambiata, sì, miseria e disperazione sono le stesse di sempre.


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