Palermo, "Oro alle stelle col Covid, la mafia ordina i furti" - Live Sicilia

Il pentito: “Oro alle stelle col Covid, la mafia ordina i furti”

Alessio Puccio, soldato di Porta Nuova, fa i nomi dei boss
PALERMO - I VERBALI
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PALERMO – Cambiavano i mafiosi di riferimento, ma l’ordine restava lo stesso. La merce rubata andava ripulita tramite la famiglia Luca e i ‘compro oro’ a disposizione del mandamento di Porta Nuova.

Lo racconta in uno dei suoi primi verbali Alessio Puccio, soldato di Cosa Nostra e soprattutto uomo dei furti e delle rapine. Perché la mafia di oggi per andare avanti si affida a batterie di malacarne. I boss prendono una percentuale sul bottino e impongono una tassa per autorizzare i colpi.

Il meccanismo è simile alle agenzie di scommesse. Quasi uguale è la diffusione massiccia sul territorio. In ogni quartiere ci sono i ‘compro oro’ e i corner per la raccolta delle giocate. Sfruttano, in entrambi i casi, la disperazione delle gente che insegue la vincita e vende gli oggetti preziosi di famiglia con l’illusione e la speranza di tirarsi fuori da una condizione di disagio.

E poi ci sono loro, i rapinatori e i ladri professionisti che piazzano la refurtiva nei ‘compro oro’. I Luca avrebbero fiutato l’affare e i mafiosi, negli anni, hanno capito che si poteva sfruttare la disperazione della gente. Nel Coronavirus, che ha colpito la già traballante economia cittadina, hanno finito per trovare un inaspettato alleato.

Il passaggio successivo, mette a verbale Puccio, è scontato: “Tutti i commercianti rivendono a lui, anche quelli che fatturano. Fa sia un lavoro regolare con le fatture, sia in nero con merce rubate e polizze del monte dei Pegni. Non ha nessun problema di soldi. Paga sempre qualsiasi cifra immediatamente e in contanti. È parente di Gino Abbate”.

Il parente di Luigi Abbate, per tutti Ginu u’ mitra, boss della Kalsa, è Vincenzo Luca, “quello dell’oro”. Puccio prosegue il suo racconto: “Noi ci rivolgevano a lui perché il mandamento di Porta Nuova ci imponeva lui per certi quantitativi. Oltre 500 grammi dovevamo andare sempre da lui. Giuseppe Incontrera ci ha detto di riferirci da lui. Incontrera diceva che era il volere di Tommaso Lo Presti”.

E cioè di uno dei più influenti boss di Porta Nuova: “Ho portato a lui (a Luca ndr) l’oro dell’ultimo furto, quello ai danni di Giuseppa Di Gristina la gioielliera. Ricordo che ci ha dato 14.700 euro. Noi abbiamo portato a lui tutto l’oro pulito. Altri erano oro e corallo e altre cose, ma lui il corallo non lo prende. Su tutte le attività illecite fanno un conto mensile in cui il mandamento riceve una buona parte”.

Che i Luca diventassero il punto di riferimento era stato deciso ad alto livello: “L’ordine di rivolgerci a lui me lo disse Gaspare Rizzuto dopo l’arresto di Onofrio Lipari (altri cognomi di peso ndr). Disse che quando ce ne era assai dovevamo andare da Vincenzo in Corso Pisani (è la strada dove ha sede la “Luca Trading srl”). Molto tempo fa, più di cinque sei anni fa. Era un ordine e una convenienza per il mandamento perché avrebbero guadagnato di più. Vincenzo prendeva solo oro destinato a squaglio. Sapevamo che lui squagliava, perché è un rivenditore in grosse quantità. Fino a quando sono andato in Germania era così, ma sarà sempre così perché Vincenzo è intoccabile a Palermo”.

Intoccabile grazie alla forza dei soldi: “Giornalmente compra tra i 150 ai 200 mila euro di oro. Tutti i ricettatori autorizzati che girano a Palermo, in alcuni casi anche di altri mandamenti, consegnano tutti a lui”.

Di carichi importanti consegnati ai Luca il neo collaboratore ne cita parecchi. Tra questi “ricordo di avere portato un carico importante tra il 2018 ed il 2019, un furto commesso in Via Archimede. Erano due primi piani, abitati da indiani. Lui ci dette se non erro, 102.000 euro. Era tutto oro indiano 916, 22 carati”.

Ricostruisce anche “il furto ai Ferrante, di tre donne. E’ stato commesso tra il 2019 ed il 2020. L’ha fatto Vincenzo Sciacchitano, Antonino Reina, il papà di Antonino Reina e basta. Hanno preso circa 70.000 euro e li hanno consegnati da Vincenzo. Sciacchitano mi disse che avevano fatto le signorine. Mi dissero che Tommaso Lo Presti aveva voluto 15.000 euro per questo furto”.

Ed ancora il colpo “commesso in via Colonna Rotta ai danni di indiani. Questo furto lo avevo programmato io a settembre 2019, quando sono stato scarcerato per trenta giorni ed ero riuscito a fare le chiavi, ma ero stato arrestato per un definitivo. Le chiavi erano restate a Giuseppe Incontrera. Commesso da Sciacchitano, Reina Antonino, il padre di Reina e lo zio Maurizio (di Reina). Hanno trovato una cassaforte dentro l’armadio e Vincenzo gli ha dato quasi cento mila euro. È morto il marito all’indiana ed erano andati al funerale in Piazza Ingastone e approfittando di ciò erano andati a rubare a casa loro”.

Mentre la donna piangeva per la morte di un parente, altri ne approfittavano. Malacarne spietati e pronti a tutto.

Secondo il neo pentito, c’è una regia mafiosa dietro l’escalation di colpi: “Adesso il mandamento invita a fare furti perché l’oro è schizzato alle stelle con il Covid. Al tempo in cui me ne sono andato in Germania l’oro italiano 7, 50, 18 carati credo che veniva pagato 36, 80 a grammo e l’oro indiano va a 50. Andando ad un compro oro pagavano 31 o 32 per l’oro italiano”. Un grosso affare sulla pelle di vittime e disperati.


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