PALERMO – Guglielmo Rubino, soprannominato l’attaccante, condannato per mafia e scarcerato nel 2020, sarebbe diventato il reggente del mandamento di Santa Maria di Gesù. Il suo nome apre l’elenco di coloro che hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini firmato dai pubblici ministeri Francesca Mazzocco e Francesca Dessì. Quasi tutti sono stati arrestati in uno dei blitz dei carabinieri che lo scorso febbraio hanno coinvolto complessivamente 181 persone. Sul mandamento di Santa Maria di Gesù hanno indagato i militari del Ros.
I 23 indagati
Stesso avviso, oltre Guglielmo Rubino, che risponde di associazione mafiosa e traffico di droga, hanno ricevuto anche Giuseppe Aliotta (mafia e droga), Mario Mirko Brancato (mafia), Pasquale Di Mariano (droga), Antonino La Mattina (mafia e droga), Francesco Pedalino (mafia), Gabriele Pedalino (mafia) Concetta Profeta (mafia), Girolamo Rao e Vincenzo Rao (droga), Salvatore Ribaudo (danneggiamento aggravato), Salvatore Ribaudo (classe ’61, mafia), Guido Riccardi (mafia), Rosolino Rizzo (droga), Pietro Rubino (mafia) Antonio Scarantino (droga), Alessandro Scelta (droga), Vincenzo Toscano (droga)
Antonino Mercurio, Giuseppe Foti, Ignazio e Concetta Aliotta (danneggiamento aggravato dal metodo mafioso), Rosario Pelli (false dichiarazioni all’autorità giudiziaria).
“Idu guida”
Nel luglio 2022 Salvatore Ribaudo riferendosi a Rubino diceva: “Iddu guida”. Parlando con Giuseppe La Mattina, anziano boss della zona, Rubino intercettato mostrava i muscoli. Voleva imporsi su “chi viene da fuori” in modo che si sapesse che Santa Maria di Gesù “è una bolgia indistruttibile”.
Rubino avrebbe goduto dell’appoggio di un detenuto eccellente, Francesco Pedalino, che sta scontando 30 anni di carcere per l’omicidio di Mirko Sciacchitano. Attraverso l’applicazione Signal Gabriele Pedalino (figlio di Francesco e anche lui in carcere per l’omicidio Sciacchitano), detenuto ad Ascoli Piceno, nel settembre 2023, continuava a mantenere contatti con l’esterno.
Cocaina e danneggiamenti
Nel settembre 2023 erano stati sequestrati due grossi quantitativi di cocaina. Gabriele Pedalino riteneva che ad accollarsi la perdita dovesse essere solo Giuseppe Aliotta, altro arrestato, che però si rifiutò. E così dal carcere fu ordinato di dare fuoco alla panineria “L’acquolina in bocca”, gestita da Salvatore Aliotta, il padre di Giuseppe che da allora iniziò a pagare.
Quando c’era da discutere di faccende delicate bisognava andare a casa di Concetta Profeta, figlia del boss Salvatore, deceduto in carcere nel 2018, e moglie di Francesco Pedalino, e chiederle di “calare il paniere” con il cellulare “citofono”. Altro non era che l’utenza dove contattare il detenuto nel carcere di Livorno.
Nei giorni scorsi è stata chiusa l’indagine nei confronti di 104 indagati che apparterrebbero o sarebbero legati al mandamento di Porta Nuova.

