PALERMO – I beni erano sfuggiti ai precedenti sequestri, poi divenuti definitivi. Non è stato facile per gli investigatori tracciare la storia della galassia dei beni di Francesco Zummo e del socio Francesco Civello.
I finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria, su ordine della Direzione distrettuale antimafia, hanno di nuovo setacciato il patrimonio del costruttore del sacco di Palermo e hanno scovato e sequestrato ville e depositi bancari per oltre sei milioni e mezzo di euro.
Ville di lusso edificate dalla “Napoli Costruzioni” al civico 3610 di viale Regione siciliana Nord Ovest (le pià grandi sono composte da 17 vani) e appartamenti in via Al santuario di Cruillas intestati alla moglie e alle figlie di Zummo.
Si sommano all’elenco di beni sequestrati, dissequestrati in primo e secondo grado, e infine confiscati lo scorso dicembre dopo un annullamento con rinvio del processo da parte della Cassazione. Il patrimonio di Zummo viene stimato in 150 milioni di euro, di cui una parte era rimasta all’estero.
Su Zummo indagò Falcone
Gli investigatori si sono imbattuti per la prima volta nel nome di Zummo grazie a un appunto scoperto nella macchina di Michael Pozza, uomo della mafia canadese trovato ucciso nel 1979 a Toronto. Poi fu Giovanni Falcone, negli anni Ottanta, nell’inchiesta denominata “Pizza connection”, a scoprire che alcuni conti correnti di Zummo erano stati utilizzati per operazioni legate al traffico di stupefacenti.
La sua è stata una scalata vertiginosa a partire dalla fine degli anni Sessanta, quando con il consuocero Vincenzo Piazza (consigliere della famiglia mafiosa di Palermo-Uditore) e il socio Francesco Civello, divennero il braccio operativo della speculazione edilizia targata Vito Ciancimino con la costruzione di 2.700 immobili.
Tutto questo portò al sequestro di appartamenti, ville, auto, conti correnti bancari in Italia, Canada e nelle Isole Vergini, prima restituiti e infine confiscati. Del patrimonio faceva parte anche il fondo Pluto, riferibile a Francesco e Ignazio Zummo, padre e figlio. Si trattava di un deposito in una banca svizzera contenente 12 milioni di euro.
Cosa scrivono i giudici
“Se Zummo e il suo socio di sempre Civello non avessero goduto di queste perverse vie privilegiate non avrebbero potuto realizzare nei lunghissimi anni della loro continua collaborazione il vero e proprio impero aziendale messo in piedi – scrivono la sezione Misure di prevenzione presieduta da Raffaele Malizia -. Guadagno illecito dopo guadagno illecito Zummo e il suo socio hanno potuto costruire l’intero patrimonio oggetto dei decreti di sequestro cui inopinatamente non ha poi fatto seguito la confisca patrimoniale nei precedenti decreti di merito, che sono non a caso stati annullati alla Corte di Cassazione per queste ragioni, seguendo in sostanza le indicazioni alla sentenza alla Corte che ha annullato con rinvio il decreto di primo grado”.

