Palermo, indagini chiuse: Di Ferro, 29 cessioni di droga a Villa Zito

La droga a Villa Zito, indagini chiuse: Di Ferro e le “29 cessioni di cocaina”

Mario Di Ferro e uno dei fratelli Salamone
Cinque indagati oltre lo chef verso il processo

PALERMO – L’indagine sulla droga spacciata al ristorante è chiusa. Sono ventinove le cessioni di cocaina (quasi tutte immortalate nelle FOTO dei poliziotti) contestate a Mario Di Ferro che aveva ricevuto le dosi dai fratelli Salvatore e Gioacchino Salamone. L’avviso di conclusione delle indagini, firmato dal procuratore aggiunto Poalo Guido e dal sostituto Giovanni Antoci, è stato notificato anche ai tre dipendenti del ristorante Villa Zito: Gaetano Di Vara, Giuseppe Menga e Pietro Accetta. Adesso gli indagati avranno la possibilità di farsi interrogare o di presentare memorie difensive. Poi ci sarà la richiesta di processarli.

Ha confessato

Di Ferro, oggi ai domiciliari (i Salamone sono in carcere), ha confessato di avere ceduto la droga, negando però di essere uno spacciatore. Spiegò di avere fatto un favore ad alcuni amici e mai in cambio di soldi. Fra questi, Gianfranco Miccichè. “Come ho sempre detto è capitato che acquistassi droga da Di Ferro. Sempre e solo cocaina”, raccontò il deputato regionale di Forza Italia sentito come persona informata sui fatti. Di Ferro aggiunse di avere conosciuto i fratelli Salamone tanti anni fa quando erano vicini di casa. Al giudice spiegò di essersi disintossicato dalla droga.

Dall’indagine è emerso che l’ex presidente dell’Ars più volte sarebbe andato a prendere la cocaina nel locale di via Libertà. Ad acquistare la droga anche Gianfranco Migliorisi ex componente dello staff del presidente dell’Assemblea regionale Gaetano Galvagno che, come Micciché, avrebbe utilizzato un’auto blu per recarsi a Villa Zito.

Le intercettazioni

Nelle intercettazioni sono rimaste impresse anche le voci dei dipendenti del ristorante. “Senti allora, dovrebbe venire ora Totò (Salvatore Salamone, considerato il fornitore della cocaina ndr), okay?… ti deve dare tre cose…”, diceva il ristoratore a Menga. Che poco dopo rispondeva: “… l’ho io ancora i soldi in tasca”. “Devi chiamare agli amici… perché sono, sono tre a cena… e viene alle otto e mezza, quello là di fuori, Modica, capito chi è? Quello… l’occhialino … va bene?”, spiegava in un’altra conversazione Di Ferro ad Accetta.

Di Vara ha spiegato che era convinto che stesse trasportando cibo e bottiglie di vino destinati a Gianfranco Miccichè. Mai avrebbe immaginato che ci fosse anche della droga. Stessa cosa disse Menga. Accetta, invece, scelse di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Nell’avviso di conclusione delle indagini non c’è alcun riferimento all’incontro, scoperto in “un diverso procedimento penale, tuttora coperto dal segreto investigativo” e di cui si parlava nelle informative. Di Ferro sarebbe stato contattato da “un esponente di spicco di Cosa Nostra per un riservato appuntamento”. Chi è il mafioso misterioso e di cosa doveva parlare con il noto chef? I Salamone in passato sono stati condannati per questioni di droga. Allora si muovevano in un contesto contiguo alla famiglia mafiosa di Resuttana. Qualche anno fa sono stati condannati per droga. Il capitolo top secret resta aperto.


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