Il Pride di Palermo, che si celebra oggi, racconta il segmento di un’idea di libertà delle persone e dei corpi.
Un pensiero basilare, nel confronto etico continuo con la responsabilità. Notoriamente, i pareri assumono coloriture diverse, fino alla diaspora, su temi facilmente aggregabili all’evento.
Divisioni profonde
Se si parla, per esempio, di maternità surrogata le divaricazioni appaiono profonde. Eppure, i reciproci avversari dialettici partono tutti proprio dal concetto di ‘libertà’. Con declinazioni irriducibili.
Che può fare, a riguardo, un giornale innamorato dello scambio di opinioni, patrimonio fondante di ogni dialogo e quindi di ogni crescita? Intanto, pubblicarle. Trovate, oggi, un testo di Giuseppe Cutino e una intervista a Carolina Varchi: l’alfa e l’omega.
Non abbiamo paura della nettezza e del confronto, sempre nei limiti del consentito. Ma rivendichiamo il presupposto di tutte le avventure: il rispetto. Non significa soltanto evitare di alzare la voce e di offendere. Rispettiamo ciò che amiamo. Se amiamo tutto, rispetteremo tutto.
A prescindere dalle opinioni sul punto, allarghiamo lo sguardo. Palermo sarà una città migliore quando imparerà ad amare – e dunque a rispettare – le divergenze, le difformità. le diversità. Quando capirà che le critiche non sono un anatema. Quando saprà, finalmente, che la demonizzazione conduce in un vicolo cieco. Perché il disaccordo tra due o tra molti può trasformarsi in una ricchezza, se gestito con lungimiranza.
Un po’ meno feroci…
Vale per il mondo? Vale per il mondo. Tuttavia, da palermitani, crediamo che valga soprattutto per una certa Palermo rissosa, per una comunità complessiva colta in un momento difficilissimo a filo di cronaca. Questa città, politicamente e socialmente, resta bloccata dentro i suoi confini, non mette lo sguardo fuori dal perimetro, si compiace della damnatio, scansando la civiltà di un discorso. Sufficiente sarebbe osservare il livello del suo cosiddetto ‘dibattito politico’ per la chiarezza drammatica dell’assunto.
Cominciamo dal Pride di Palermo nella ricerca di un orizzonte un po’ meno feroce, cercando, da subito, di levigare le parole? Quelle di ieri e di oggi sono state pronunciate, ma domani?
Possiamo sperare che la varietà delle deduzioni in merito non si trasformi in altrettanti profili invalicabili che rendono nemici coloro che la pensano in un altro modo? Ci proviamo?
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