PALERMO – La passione, la disciplina e la determinazione come strumenti straordinari di educazione, inclusione e riscatto sociale. Con questo messaggio, lanciato dalla sala ‘Giardino d’inverno’ del Grand Hotel et des Palmes di Palermo, l’étoile Roberto Bolle ha aperto l’incontro speciale riservato a giovani e giovanissimi studenti palermitani, provenienti da diverse aree della città.
L’iniziativa, promossa dal Gruppo Mangia’s e dalla Fondazione Roberto Bolle in collaborazione con il Teatro Massimo, ha messo al centro il valore formativo e inclusivo dell’arte. Attraverso il racconto intimo della propria biografia il ballerino ha cercato di trasmettere alle nuove generazioni i sogni e i sacrifici necessari per realizzarsi, offrendo una testimonianza diretta di come la danza possa trasformarsi in un potente strumento di crescita e di emancipazione sociale.

Il valore della biografia per ispirare i giovani
Durante l’incontro, Bolle ha ripercorso i momenti salienti della sua carriera, dalle prime difficoltà dell’infanzia fino ai palcoscenici internazionali più prestigiosi, dimostrando ai giovani presenti come le barriere sociali e personali si possano superare con una ferrea fiducia nei propri mezzi.
“Anche se si cresce in realtà molto lontane dai percorsi principali – ha spiegato l’étoile – bisogna dare la possibilità ai ragazzi di scoprire un talento o una passione. Bisogna avvicinarli a queste passioni per capire se possono diventare la loro strada. Per me è stata decisiva l’opportunità di potere iniziare anche se in una piccola palestra. Senza quel principio e senza una compagna di giochi che mi ha coinvolto, probabilmente, non mi sarei mai avvicinato alla danza”.
“La mia scintilla è scattata quando avevo sette anni – ha ricordato Bolle –. Vengo da una piccola realtà di provincia nel Monferrato, un paese molto lontano dalle grandi vie della danza. Tutto è iniziato per caso, a dimostrazione del fatto che, anche quando sembra che le condizioni non ci siano, tutto può succedere”.
Sacrifici, solitudine e nostalgia
Nel corso dell’incontro, l’artista si è soffermato a lungo sulla dimensione interna del sacrificio e sull’importanza di frequentare un ambiente stimolante per non cedere nei momenti più complessi della formazione.
“Lo senti a un certo punto, dentro di te, quando una passione è forte – ha detto – e, anche davanti a degli ostacoli, non vuoi rinunciare a vivere quel sogno. Capisci che devi lottare, avere forza e andare avanti nonostante le difficoltà quotidiane, la solitudine e la nostalgia, per riuscire a raggiungere quel qualcosa in più”.
Nel suo percorso di crescita, infatti, secondo il ballerino, la condivisione degli spazi e degli obiettivi è diventata un fattore cruciale per superare i momenti di crisi e proiettarsi verso il futuro.
La forza del contesto
“Stare in un contesto in cui tutti condividono lo stesso sogno, ti può dare una forte spinta. Da una parte l’ambiente è competitivo, c’è il confronto con gli altri ragazzi, ma dall’altra guardare i corsi di livello superiore ti offre una prospettiva di quello che potrà essere il tuo domani. Al saggio finale vedi il sogno che si realizza davanti ai tuoi occhi e ti si accende l’idea che un giorno potrai essere tu, davanti a tutti, a interpretare i ruoli principali e di maggiore responsabilità. È una lotta che nei primi anni c’è sempre stata dentro di me, ma che ho superato passo dopo passo proprio grazie alla forza del contesto in cui mi trovavo”.
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Il grande ritorno al Teatro Massimo con “Caravaggio”
“Torno a Palermo, con piacere, anche se dopo tantissimi anni – ha sottolineato il ballerino, prima di rispondere alle curiosità degli scolari –. Ho ballato qui l’ultima volta nel 2003, in Romeo e Giulietta. Era passato tantissimo tempo, una mancanza che andava colmata. L’occasione di interpretare Caravaggio è splendida e importante anche per me, per riscoprire la città e lavorare nuovamente con il corpo di ballo”.
L’artista si trova infatti in città per il debutto di ‘Caravaggio’, un balletto contemporaneo in due atti firmato dal coreografo Mauro Bigonzetti, in cartellone dal 20 al 26 giugno. La produzione, che celebra la potenza visiva e il dramma interiore del celebre pittore secentesco, suggella così un legame ritrovato con il teatro del Basile, coniugando l’eccellenza dello spettacolo dal vivo con un profondo impegno sociale sul territorio cittadino.


