Le mani della mafia sul mercato ortofrutticolo | Maxi sequestro da 250 milioni di euro

Le mani della mafia sul mercato ortofrutticolo | Maxi sequestro da 250 milioni di euro

di RICCARDO LO VERSO Sigilli della Dia ad attività legate al clan dei Galatolo. Sequestrati beni per 250 milioni di euro (leggi l'elenco). Indagati cinque insospettabili imprenditori. La mafia controllava persino le forniture di carciofi. Solo quelli coltivati nei campi "degli amici" potevano finire sulle tavole dei siciliani.

PALERMO – Una regia occulta targata Cosa nostra in grado di stabilire il prezzo della frutta e di controllare il confezionamento e il trasporto dei prodotti che finiscono sulle tavole dei siciliani e dei consumatori di mezza Italia. I Galatolo dell’Acquasanta avrebbe controllato il cuore dell’attività del mercato ortofrutticolo di Palermo d’intesa con altri potenti boss palermitani.

Scatta un mega sequestro da 250 milioni di euro nei confronti di Angelo e Giuseppe Ingrassia, entrambi di 57 anni, Pietro La Fata, 81 anni, Carmelo e Giuseppe Vallecchia, di 74 e 53 anni. I cinque vengono considerati dagli uomini della Direzione investigativa antimafia di Palermo “vicini e contigui” a Cosa nostra. Sono loro gli in spettabili imprenditori, titolari di vari stand all’interno del mercato di via Montepellegrino, che avrebbero consentito alla mafia di dominare il settore. Soprattutto grazie all’attività della cooperativa Carovana Santa Rosalia che si occupa di compravendita di frutta, facchinaggio, trasporto e vendita di cassette in legno e imballaggi.

Un lavoro redditizio vista la mole di beni finiti sotto sequestro che faceva a pugni con le dichiarazioni dei redditi degli indagati. Dell’elenco fanno parte tredici aziende, venti immobili, 14 veicoli e numerosi rapporti finanziari e bancari. Un tesoro da 250 milioni di euro che passa sotto il controllo della Stato su decisione della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, presieduta da Silvana Saguto, che ha accolto interamente la proposta del direttore della Dia Arturo De Felice e del capo centro di Palermo, Giuseppe D’Agata.

Una proposta che fa risaltare quanto la mafia sia riuscita non solo a controllare l’attività del mercato ortofrutticolo ma anche le produzioni a monte. Il pentito Andrea Bonaccorso ha raccontato, ad esempio, che i boss di San Lorenzo, i Lo Piccolo, si erano messi d’accordo con Nicola Di Salvo, che oltre ad essere “uomo della famiglia di Brancaccio”, spiegava il collaboratore di giustizia, coltivava carciofi nella zona di Sciara e Cerda. Solo le sue produzioni dovevano trovare posto negli stand del mercato di via Montepellegrino a Palermo. Gli altri agricoltori dovevano restare a guardare.


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