Palermo, soldi e pizzini: il neo pentito svela gli affari del boss

Palermo, soldi e pizzini: il neo pentito svela gli affari del boss

Il pentimento dell'avvocato Alessandro Del Giudice mette nei guai il suo ex cliente Pietro Formoso
L'INCHIESTA
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PALERMO – “Lui aveva sempre una grandissima disponibilità economica”, riferisce il neo collaboratore di giustizia Alessandro Del Giudice sul conto di Pietro Formoso. Solidi che quest’ultimo, condannato per mafia, aveva accumulato soprattutto con i traffici di droga.

Ed è soprattutto nel mattone che Formoso avrebbe investito il denaro. Del Giudice, che di Formoso è stato l’avvocato difensore, fa una sorta di mappa degli investimenti. Tanti gli omissis a coprire il giro di affari, ma anche ampi riferimenti svelati. Formoso comprava “immobili vecchi e poi li ristrutturava”. Ad esempio in piazza Ingastone, alla Zisa, ha comprato una palazzina semi diroccata con “50 mila euro in contanti”. Altri 50 mila li ha dati come acconto per “una palazzina con quattro piani in zona Cruillas”.

Una volta finito in carcere Formoso si è servito di Del Giudice per continuare a gestire i contatti con l’esterno. Il legale lo incontrava per i colloqui difensivi e andava via con i pizzini del boss. Una volta Formoso “aveva indicato il nome di un medico che poteva servire per il fratello Giovanni (Giovanni e Tommaso Formoso sono all’ergastolo per la strage di via Palestro, a Milano ndr). Era secondo lui un medico bravo a fare perizie per l’incompatibilità con le condizioni carcerarie”. Era un luminare di Napoli a cui Del Giudice portò mila euro, ma “non mi ha contattato più”.

In un altro pizzino Formoso lo invitava a controllare se un soggetto pagava “2.500 euro alla famiglia del fratello Tommaso”. Oppure ad attivarsi per recuperare 6.000 euro investiti per una fornitura di champagne.

Formoso, nonostante fosse finito in carcere a fine 2013 per droga, avrebbe continuato a riscuotere i soldi di due estorsioni grazie all’aiuto dell’avvocato. Si tratta di due estorsioni legate ad una vendita di gioielli per un un valore di centomila euro e ad una fornitura di champagne da seimila euro. La vittima è un gioielliere e titolare di un supermercato. Nel 2013 Formoso aveva ordinato lo champagne: “… fammi scendere questi quattro cartoni di sta cosa che mi serve… perché a Natale me la devo bere ogni giorno”.

Solo che la qualità del prodotto non soddisfò Formoso: “Mi invitò a restituire la somma di denaro erogata in precedenza; di tale somma ho restituito solo 2.200”, disse l’imprenditore nella denuncia.

Formoso iniziò a fare pressioni per avere indietro i soldi. Durante un colloquio in carcere invitò Del Giudice a chiedere l’intervento di Giacomo Teresi, già condannato per avere fatto parte della famiglia mafiosa di Corso dei Mille:“… però i seimila euro lui a me me li deve fare avere subito perché lui si è fatto la champagne…”.

Nelle intercettazioni faceva rifermento al pagamento di una grossa fornitura di gioielli di cui Formoso si sarebbe interessato.“Gli abbiamo tagliato il conto a sessanta, si immischiarono un poco di boss e glielo abbiamo tagliato a sessanta, e i piccioli dove sono?”, diceva Formoso a Del Giudice durante un colloquio in carcere. L’avvocato sapeva i nomi di coloro che si erano attivati e nel frattempo garantiva il suo impegno: “… intanto lo chiamo e glielo dico com’è finita?”


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