Palermo, sparatoria per vendetta contro il volere del boss

Palermo, sparatoria per vendetta contro il volere del boss

Finì a pistolettate in una strada della Zisa. Le intercettazioni svelano i retroscena
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PALERMO – Finì a pistolettate in via Regina Bianca, contro il volere del boss Giuseppe Incontrera che a colpi di pistola è stato assassinato a fine giugno scorso.

Nel settembre 2019 la strada della Zisa, che è anche una piazza di spaccio di droga, si trasformò in un far west. Lo scorso giugno la Corte di appello ha ridotto di parecchio le pene agli imputati. Antonino Gargano 2 anni e 9 mesi, contro i 12 del primo grado. Quelle pistolettate non sono state considerate un duplice tentato omicidio, ma legittima difesa.

Sconto di pena anche per Gianluca Giordano da 6 anni a 2 anni e 8 mesi. La pena più lieve, 6 mesi, è stata inflitta a Davide Gargano, imputato soltanto per la detenzione di munizioni.

Che cosa è accaduto? Le intercettazioni dei carabinieri, nell’ambito dell’inchiesta sulla mafia di Porta Nuova, hanno confermato la ricostruzione dei fatti. La novità è l’indagine parallela avviata dal boss Incontrera, che dimostrò di non sapere tenere sotto controllo il quartiere. La sparatoria provocò l’arrivo degli “sbirri” in una zona dove la criminalità vive con i traffici di droga.

Davide Gargano aveva incrociato per strada Gianluca Giordano e lo aveva minacciato, dicendogli che lo avrebbe malmenato qualora non si fosse allontanato immediatamente a bordo della propria autovettura. Gargano aveva reagito tamponando con il suo scooter la Ford Fiesta di Giordano.

Subito dopo il tamponamento era intervenuto Icontrera. Dovevano darsi una calmata e attendere il suo ritorno. Andò in maniera diversa. Gargano, che era andato a chiedere spiegazioni sulla dinamica dell’incidente, era stato pestato a sangue. Dal pestaggio sarebbe poi nata la spedizione punitiva da parte del fratello Antonino, che fece fuoco contro Giuseppe Giordano e il figlio Gianluca. Furono feriti al femore e al polso.

Il boss assassinato alla Zisa se ne rammaricava. Riteneva che i Gargano dovessero essere allontanati dalla zona. Bisognava fare calmare le acque e poi allertare Giuseppe Di Giovanni, in quel momento uomo forte del mandamento: “Loro sono consuma casate pericolosi e anzi devono ringraziare al Signore se gli sbirri li prendono… ma sono consumati loro… ora appena gli vado a dire (a Di Giovanni ndr) quello che gli devo andare a dire quello mi dice che è tempo che se ne vanno i ‘martellino’ (soprannome dei Gargano ndr)… e tutti e tre… non sai le bastonate che devono prendere perché loro si sono permessi a scavalcarlo che gli ho detto di tagliare il discorso”.

Troppi investigatori in giro. Meglio evitare gesti eclatanti. Le acque si calmarono da sole. Un mese fa Incontrera, che avrebbe dovuto avere in mano il controllo del quartiere, è stato assassinato.


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