Pasquale Pistorio, l'ingegnere che realizzò il sogno dell'Etna Valley

Pasquale Pistorio, l’ingegnere che realizzò il sogno dell’Etna Valley

La morte del manager-innovatore

CATANIA – Il New York Times lo definì “un capo dinamico”. Era nativo di Agira, nell’Ennese, l’ingegnere e cavaliere del lavoro Pasquale Pistorio. Un nome divenuto quasi un brand nella produzione mondiale dei microchip. A ripensarci oggi, quasi un visionario in quella che sarebbe divenuta, invece, una sfida (vinta) nel business della tecnologia mondiale.

La sua vita si incastra presto a Catania, già tra i banchi di scuola del liceo Boggio Lera. A lui si deve il sogno realizzato della cosiddetta Etna Valley. Un punto geografico ben identificato, tutt’altro che teorico. Del quale molto spesso si è forse anche abusato nella narrazione di uno sviluppo del quale in tanti hanno provato ad accaparrarsi i meriti. Ma che ha avuto un artefice su tutti: Pasquale Pistorio, per l’appunto.

La laurea al Politecnico di Torino e l’assunzione, poco dopo, alla Motorola negli States. Una carriera che assume fin da subito i connotati del successo e della capacità di saper vedere oltre. È quello che accade, in fondo, quando nel 1980 diventa amministratore delegato della Sgs group, società dello Stato che versava in cattive acque: da lì, la fusione con i francesi della Thomson Semiconductors.

Il preludio a quello che a fine degli anni novanta – nel pieno della Primavera catanese – diverrà ufficialmente la StMicroelectronics, tra i leader dei semiconduttori. Un traguardo che accende un periodo fiorente e di dinamismo commerciale per il tessuto economico e sociale del territorio catanese.

“Ho spiegato a tutta l’azienda che non poteva esserci sviluppo senza industria, non poteva esserci industria senza elettronica e non poteva esserci elettronica senza microprocessori”, raccontò nel 2022 a Il Sole 24 Ore

Ambientalista ed europeista convinto, quando nel 2005 lascia la gestione della St, Pasquale Pistorio fonda un’organizzazione no-profit. L’obiettivo è migliorare l’istruzione dei bambini nel Burkina Faso, Thailandia, Cambogia e Marocco. Un modo per ribadire un concetto espresso a più riprese nel corso degli anni: “A stare in pensione, mi annoio”.

A 89 anni se ne va un uomo che lascia per sempre un segno indelebile in una terra che oltreoceano etichettarono subito come la “California d’Italia”. E che rifuggì sempre alle lusinghe di una possibile discesa in campo in politica: “Non è il mio mestiere”, ha sempre e diplomaticamente tagliato corto.

[Foto Facebook]


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