Pd, malumori nel Nisseno: "Diserteremo le primarie" - Live Sicilia

Pd, malumori nel Nisseno: “Diserteremo le primarie”

Ecco che cosa è successo.
REGIONALI
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CALTANISSETTA – Malumori nel Pd nisseno. Militanti e dirigenti del Pd chiedono a gran voce di partecipare ai processi decisionali del partito.  

Il documento indirizzato ai vertici del partito

“Come tutti sappiamo, le primarie sono uno strumento importantissimo al servizio della politica, un momento di discussione e di confronto, un termometro per verificare la partecipazione attiva dei territori. Purtroppo da troppo tempo assistiamo a decisioni prese dall’alto, decisioni al sapore di primarie, che non coinvolgono la base del partito, quella stessa base che dovrebbe rappresentare lo zoccolo duro di un partito, quella stessa base che ci mette energie, idee, e difende il partito in nome di una unità partitica che esiste solo sulla carta. Quella stessa base che poi, al netto di tutto, è chiamata a votare dei rappresentanti che avrebbe dovuto e voluto scegliere, ma che non ha scelto”. Si apre così l’appello indirizzato al Pd siciliano e  firmato tra gli altri da Federica Giorgio (Componente Assemblea Nazionale e segretaria del Circolo Centro Storico di  Caltanissetta), Salvatore Mazzarisi (segretario del circolo La Martina di Resuttano), Vincenza Mazzarisi (presidente del consiglio comunale di Resuttano), Matilde Clelia Campo, Mario Di Gangi (segretario del Circolo di Vallelunga) e  Alessandro Plumeri (presidente del consiglio di Villalba). 

“Occasione persa”

I dem della provincia di Caltanissetta lamentano l’assenza di un ricambio generazionale in termini di classe dirigente e di un investimento sui territori. “In sostanza, non basta solo Il PD e neanche un’alleanza con Cinquestelle o Cento Passi. È necessario allargare l’alleanza sin qui costruita, senza scadere nel trasformismo. Un’alleanza che deve necessariamente essere vasta, che attiri inoltre la società civile organizzata ed il mondo locale del movimentismo”, scrivono. Sul banco degli imputati c’è il percorso che ha condotto alle presidenziali, al netto delle assemblee aperte ai dirigenti e agli amministratori che hanno preceduto il voto in direzione. “Le primarie potevano essere un momento fondamentale di confronto con i territori per mettere in atto tutto questo, ma purtroppo, ancora una volta, si è deciso di procedere a porte chiuse, appellandosi allo statuto che dà la possibilità di far decidere alla direzione regionale del partito, il candidato da portare alle primarie, prima ancora di discutere di idee e progetti”, si legge. 

“Non voteremo alle primarie”

Poi un passaggio su Caterina Chinnici. “Nulla da dire nei confronti del nome scelto in quanto tale, una persona di spessore morale ed etico, scelto con un metodo che però non ci piace, perché resta imposto dall’alto”, scrivono e promettono battaglia disertando le presidenziali. “Ci siamo confrontati, abbiamo condiviso malesseri e malumori e abbiamo fatto ciò che il nostro partito ha deciso di toglierci. Abbiamo deciso insieme cosa fare, pertanto non ci iscriveremo alle primarie e dunque non voteremo per nessun candidato. E ’una scelta molto sofferta che non vuole per niente disconoscere lo strumento delle primarie. L’atto è l’estrema denuncia, all’interno del partito, ma anche all’esterno, dai simpatizzanti che attendono un cambiamento, per ridare voce e capacità decisionale alla base. Per questo motivo il nostro non è un invito alla non partecipazione, è una scelta di denuncia soggettiva”. E lanciano la palla ai vertici regionali avanzando una proposta: organizzare le primarie per la scelta dei candidati all’Ars sulla base del modello ennese. LA REPLICA DEL SEGRETARIO PROVINCIALE


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