Ponte Bonagia, crollo di calcinacci | Circolazione deviata, traffico in tilt

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Ponte Bonagia, foto pubblica da Facebook

Commenti

    I palermitani ogni giorno devono ringraziare la divina provvidenza o perché non si apre una buca sotto i piedi o perché non gli frana un pezzo di costone roccioso a capo Gallo addaura bocca di falco o perché non inciampano su i marciapiedi rotti o perché vengono investiti dalle auto perché non possono camminare su i marciapiedi o perché vengono arrotati da un ciclista che sfreccia sulle famose , in tutto il mondo , piste ciclabili di via liberta , ma azienda beiamoci di essere la capitale dell accoglienza e della cultura , mi sembra comunque il caso di concludere con il più classico degli alleluia : viva Palermo e Santa rosalia , proteggici tu in particolare da chi si occupa di badare ai palermitani

    Ma nel mese di febbraio, dello scorso anno non si erano fatti dei lavori di manutenzione sul Ponte Bonagia? Tali lavori durarono più di un mese.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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