PALERMO – Antonio Fantaci ci sapeva fare. Si spacciava, lui semplice autista, per un pezzo grosso delle Poste che lo hanno licenziato quando hanno scoperto che truffava la gente.
Ci sapeva fare e “vendeva” posti di lavoro, sfruttando la disperazione di chi un lavoro vero non l’ha mai avuto. Di chi crede, sbagliando, che l’ultima possibilità è pagare uno che fa l’incantatore di serpenti.
Non ci sono storie di furbi che cercano scorciatoie per scavalcare gli altri nell’inchiesta che ha portato all’arresto. Ci sono storie di miseria, economica e anche culturale. Fantaci ci ha sguazzato dentro, giocandosi tutte le carte possibili. Dal suo fascino – deve averne avuto se una donna si è pure innamorata di lui e si è ritrovata sedotta, abbandonata e truffata – alla minaccia di fare intervenire “gente pericolosa” qualora le sue vittime avessero deciso di rivolgersi alle forze di polizia.
Le vittime, un centinaio quelle identificate dai finanzieri, hanno messo nelle sue mani cifre comprese fra mille e quindicimila euro. Hanno peccato di eccessiva credulità. Non ha dubitato neppure un istante di fronte a chi gli prospettava la possibilità di fare assumere i tre figli, tutti a spasso, e le rispettive fidanzate. Sei posti di lavoro alle Poste in un colpo solo. Come vincere al Superenalotto. E così il povero papà ha sborsato quindicimila euro in contanti in tre tranches.
Il giudice Gugliemo Nicastro lo scrive con chiarezza. I reati scoperti dai finanzieri sono stati commessi “con l’aggravante di aver agito nei confronti di persona priva di stabile occupazione e con gravi difficoltà finanziarie”. La fama di Fantaci aveva superato i confini cittadini. Il passaparola è stato micidiale. Nella sua rete sono finite persone che vivono lontano da Palermo. Una di esse racconta che l’appuntamento fu fissato in “un bar ad Alcamo, eravamo una decina di persone della provincia di Trapani”. Fantaci si presentò con tesserini delle Poste e moduli timbrati dalle Poste. Tutto falso.
E se qualcuno osava sollevare il dubbio di essere stato truffato, Fantaci rispondeva così: “TI faccio ingoiare ogni lettera testa di c… stai parlando troppo pezzo di m… se hai le palle dobbiamo vederci a quattrocchi e me le dici di presenza”. Ed ancora: “Se fai scoppiare una bomba… poi pagano le conseguenze persone che non c’entrano… verranno a cercare a te non a me…”. A volte le minacce diventavano ancora più esplicite: “So dove abiti, te ne pentirai, sto arrivando con degli amici, non sai chi sono io, conosco gente della Finanza, dell’esercito, gente malavitosa, posso farti saltare in aria”. Oppure si diceva pronto a minare la reputazione di una sua vittima donna: “Ti faccio sembrare la più buttana di Palermo… ti sbuttano davanti a tutti”.

