PALERMO – Si è inventato tutto. Francesco Paolo Patuzzo, parcheggiatore abusivo che stazionava al cimitero dei Rotoli, è finito agli arresti domiciliari perché avrebbe calunniato due poliziotti. Sosteneva che lo avessero perquisito, persino nelle parti intime, dopo averlo fatto spogliare e costretto a consegnargli i soldi raccolti dagli automobilisti.
I poliziotti non hanno fatto sconti ai colleghi del commissariato Libertà contro cui Patuzzo puntava il dito nella sua denuncia presentata in Questura. Sono state le immagini di una telecamera piazzata davanti all’ingresso del camposanto e le intercettazioni telefoniche a smentire Patuzzo. Perché si è inventato le accuse? Secondo il procuratore aggiunto Sergio Demontis e i sostituti Francesco Gualtieri e Chiara Capoluongo, per vendicarsi di uno dei due poliziotti che avevano firmato la relazione di servizio costata il rinvio a giudizio al parcheggiatore per resistenza a pubblico ufficiale.
Il 19 ottobre 2017 Patuzzo parla al telefono con un’amica. Si trova in piazza Croci, il suo secondo “luogo” di lavoro oltre ai Rotoli e dice che in quel momento si sono avvicinati i poliziotti che lo perseguitano. I conti non tornano: i telefoni dei due agenti agganciano le celle telefoniche di Isola delle Femmine e via Ammiraglio Rizzo, molto distante da piazza Croci. Circostanza che si è ripetuta in altre occasioni, quando i poliziotti però sono risultati liberi dal servizio.
Nel corso di un’altra telefonata fra gli stessi interlocutori Patuzzo racconta che il 22 ottobre mentre si trovava al cimitero l’agente lo “ha perseguitato per tutta la mezza giornata… seguito tutta la mattina con la macchina”. Stavolta le immagini della telecamera confermano la presenza dei poliziotti, ma il controllo è durato appena tre minuti.
Infine c’è la testimonianza di un’altra donna che ha raccontato del tentativo di Patuzzo di convincerla a rendere falsa testimonianza in suo favore al processo che lo vede imputato. “In particolare avrei dovuto testimoniare che, durante un’incontro tra me e Patuzzo, avvenuto nei pressi del cimitero dei Rotoli, sopraggiungeva una pattuglia della polizia di stato che – ha riferito la testimone – nel corso del controllo operato nei confronti di quest’ultimo, uno dei poliziotti, avrebbe occultato un cacciavite all’interno dell’abitacolo dell’autovettura di Patuzzo. Inoltre, nel corso dello svolgimento del predetto controllo – ha aggiunto – il poliziotto in questione avrebbe rinvenuto il cacciavite poco prima occultato dallo stesso addebitando il possesso dell’oggetto in questione a Patuzzo denunciandolo. Io, impaurita dal dovere fare detta falsa testimonianza davanti ad un Giudice, non ho accettato detta proposta”.
Una falsa testimonianza da rendere in cambio di cosa? Il posteggiatore le disse che “se avesse vinto la causa con il poliziotto, ci saremmo divisi il risarcimento. Io ho rifiutato la proposta”.

