"Potenziale nesso | Uranio-tumori" - Live Sicilia

“Potenziale nesso | Uranio-tumori”

Le conseguenze a danno dei militari impegnati nelle missioni e nelle esercitazioni. Foto d'archivio

L'esperto
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ROMA – “Potenzialmente l’esposizione continua ed a basse dosi all’uranio impoverito può essere cancerogena”. Lo afferma all’ANSA il past president dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), Carmine Pinto, in merito alla relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, presentata oggi. Un tipo di esposizione “continua ed a basse dosi – rileva Pinto – è proprio quella che potrebbe essersi determinata a danno dei militari nelle missioni ed esercitazioni”.

Numerosi, ricorda Pinto, “sono i casi di leucemie e linfomi non Hodgkin registrati tra militari che sono stati in missioni o in basi dove erano utilizzati proiettili ad uranio impoverito”. Tali proiettili, chiarisce, “sprigionano particelle di uranio impoverito che si depositano nel suolo e nell’acqua. Se tali particelle radioattive vengono inalate o ingerite possono rappresentare un rischio cancerogeno, in presenza di un’esposizione continua ed a basse dosi”. Il problema dunque, sottolinea, “non è tanto rappresentato dall’utilizzo in sé di tali proiettili, quanto dall’esposizione prolungata dei militari nei luoghi contaminati”. Per questo, afferma Pinto, “sarebbe opportuno avere da parte delle autorità militari una registrazione precisa di tutti i casi di tumore verificatisi tra i militari esposti, in modo da poter rilevare se in tale fascia si determini una incidenza maggiore di neoplasie”. Inoltre, aggiunge, “tali militari andrebbero seguiti comunque nel tempo”. Infatti, conclude l’oncologo, “l’eventuale insorgenza di neoplasie può essere molto lenta e la malattia può avere una latenza anche di oltre 15 anni”.

“Le Forze Armate tutelano la salute del proprio personale adottando tutte le cautele e controlli sanitari periodici. Questa attenzione è dedicata non solo al personale ma pure all’ambiente in cui esso opera tanto in Italia quanto all’estero. I vertici militari sentono come prima responsabilità e dovere quello di preservare e difendere la salute del proprio personale in ogni circostanza”. Lo dice lo Stato Maggiore della Difesa, replicando alla relazione della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito. Lo Stato Maggiore ribadisce che le “Forze armate italiane mai hanno acquistato o impiegato munizionamento contenente uranio impoverito” e ciò è stato confermato “anche dalle commissioni tecnico-scientifiche ingaggiate dalle 4 Commissioni parlamentari che dal 2005 ad oggi hanno indagato su tale aspetto. Centinaia di ispezioni in siti militari, aree addestrative, poligoni con decine e decine di analisi di suoli e acque hanno concordemente escluso presenza di uranio impoverito da munizionamento e spiace che tale dato oggettivo e inoppugnabile sia stato omesso nelle dichiarazioni pubbliche della Commissione”.

(ANSA).


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