Il potere e la paura: i clan dopo la sparatoria di Librino - Live Sicilia

Il potere e la paura: i clan dopo la sparatoria di Librino

Le intercettazioni del blitz Zeus raccontano gli equilibri di potere nei Cursoti milanesi dopo la "guerra" con i Cappello dell'agosto 2020
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CATANIA – Erano giorni di fibrillazione quelli dopo l’otto agosto 2020, per il clan dei Cursoti milanesi. La sparatoria di Librino con il clan Cappello aveva lasciato sul terreno due morti e causato una serie di arresti. Ma a preoccupare era soprattutto il pentimento di Martino Sanfilippo, che nella sparatoria aveva avuto un ruolo di primo piano. Come emerge dalle carte del blitz Zeus, nell’autunno 2020 l’assetto interno dei Cursoti è cambiato, con il tentativo, in più, di ricomporre la frattura con il clan Cappello.

I fratelli

A svelare i retroscena all’interno del clan sono le intercettazioni della Mobile di Catania, soprattutto nei confronti di Giuseppe Ardizzone, molto vicino al capo dei Cursoti di allora, Carmelo Distefano. Ardizzone è ascoltato mentre parla con Gabriele Piterà, il quale è in carcere ma riesce comunque a ottenere dei telefonini e parlare dalla cella.

Le conversazioni in quei giorni ruotano intorno ai fratelli Antonino e Michael Sanfilippo. Dopo il pentimento del fratello Martino i due, fedelissimi di Distefano, temono ripercussioni e si chiudono in casa, rifiutando di uscire persino per andare a parlare con Rosario Pitarà, capo storico dei Cursoti. In quella fase infatti Pitarà, dopo aver cercato di contrastare dal carcere l’ascesa di Carmelo Distefano, cerca di riprendersi la leadership.

“Li metto alla prova”

In quel momento i due fratelli Sanfilippo, ancora non pentiti (diventeranno collaboratori in seguito), sono pieni di droga, ed è proprio questo su cui punta Ardizzone per verificare la loro fedeltà. “Gli dico di mandarmi la ‘benzina’ – dice Ardizzone a Gabriele Piterà – quelli sono pieni pieni … pieni a tappo, pieni a tappo, quanto voglio bene a te, di tutti i tipi, di tutte le razze, di tutti i colori, di tutti i modelli. Intanto li metto alla prova lì”.

In lacrime

Ardizzone fa molto per mettere i fratelli al riparo del sospetto di essere anche loro dei collaboratori, o di volerlo diventare. In un’altra chiamata con Gabriele Piterà dice di avere sentito uno dei Sanfilippo, il quale, in lacrime, avrebbe del tutto preso le distanze da Martino, il neo-collaboratore di giustizia: “Mi ha detto ‘è un cornuto e sbirro, ha rovinato una famiglia. mio padre ha la testa spaccata ed ha tentato il suicidio'”.

Il tentativo in quel momento è anche di fare ritrattare le dichiarazioni di Martino Sanfilippo: “Gli hanno mandato a dire – riferisce ancora Ardizzone a Piterà – ‘Cornuto e sbirro che sei. Quello [Carmelo Distefano ndr] ci ha dato la vita. La galera te la devi fare lo stesso perchè ti sei accollato il morto ed hai rovinato a quello che per te ha dato la vita e non è neanche vero quello che hai detto'”.

Gli equilibri interni

La questione dei fratelli diventa anche uno strumento per ricomporre il potere all’interno del clan dei Cursoti. In particolare il capo storico, Rosario Pitarà, starebbe usando la frattura con i Cappello e la sparatoria come leva per riprendersi la leadership. O almeno così la pensa Gabriele Piterà, che è intercettato mentre dice “Il vecchio è spaventato, è una carogna”.

Pitarà non si era mai fidato della leadership di Distefano e coglie l’occasione per prendere le distanze, “scaricando” i fratelli Sanfilippo e sottolineando in una conversazione che chi ruotava intorno a Distefano non era parte dei Cursoti milanesi: “Dice – riferisce ancora Ardizzone in un’altra telefonata – che lui è ‘Milan’ e che quella è un’altra cosa, sono due cose diverse”.

I negoziati con il clan Cappello

La conseguenza è che nelle successive trattative con i Cappello, che Pitarà conduce incontrandosi con Salvatore Lombardo jr, il vecchio capoclan non garantisce per i Sanflippo ma solo per i suoi familiari. Tanto che Gabriele Piterà, al telefono con Ardizzone, commenta “Niente, vi ha giocati a tutti!”

La tensione tra clan comunque si ferma solo nel gennaio del 2021, con l’arresto di Salvuccio Lombardo e di altri membri dei Cappello. Questa operazione, conclude il Gip nella sua ordinanza di custodia cautelare, consente “a Gabriele Piterà di dedicarsi a progetti criminali atti a riprendere possesso del territorio”.


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