PALERMO – Chiedevano di patteggiare un anno che si aggiungeva alla precedente pena già inflitta. Il giudice per l’udienza preliminare Micaela Raimondo ha respinto l’istanza non ritenendo la pena congrua. Se vorranno gli avvocati della ex preside dello Zen, Daniela Lo Verde, e del suo vice Daniele Agosta, dovranno riformularla al rialzo.
C’era anche il parere favorevole della Procura europea. Dopo il no de giorni scorsi, il fascicolo passa ad un altro giudice, Emanuele Bencivinni.
Si tratta del secondo dei tre capitoli nati dalla stessa inchiesta. Sotto processo ci sono dieci imputati tra professori, esperti e tutor della scuola “Giovanni Falcone”. Una prima istanza di patteggiamento a sei mesi era già stata respinta perché ritenuta tropo bassa.
Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero tutti contribuito alla truffa di cui l’artefice sarebbe stata l’ex dirigente scolastica che, così come Agosta, ha già patteggiato nel primo processo per corruzione e peculato (rispettivamente due anni e mezzo e due anni).
I pm Amelia Luise e Calogero Ferrara della Procura europea contestano la mala gestio dei fondi destinati alla scuola della periferia palermitana. I corsi sarebbero stati disertati dagli studenti e per garantire lo stesso i compensi – da 500 a 3.900 euro – agli imputati sarebbero state fatte carte false: “Ci metto a tutti presente e vaffanculo?”.
Preside e vice preside avrebbero firmato i fogli di presenza al posto degli studenti. Bisognava fare attenzione, però. Lo Verde invitava Agosta ad essere prudente: “Questo bambino guarda come firma qua… improvvisamente poi impara a scrivere in corsivo… questo non si può guardare…”.
Troppo rischioso: “Io me ne devo andare in carcere per forza?… quindi li togli tutti… li ristampi e li ricarichi tutti… è palese che è la stessa mano che firma”.
Dalle indagini venne fuori che Lo Verde si sarebbe anche appropriata di tre iPhone (poi restituiti) e del cibo destinato alla mensa degli alunni. I carabinieri del Reparto operativo immortalarono la dirigente mentre usciva con i sacchetti della spesa dalla scuola.
Nel corso delle indagini l’ex dirigente scolastica, che fino quando non finì sotto inchiesta era in prima linea nell’impegno per la legalità, ha anche risarcito danni per circa 20 mila euro.
Una professoressa si era rivolta ai carabinieri del Nucleo investigativo consegnando il file audio di una conversazione con una collega. Nella registrazione si sentiva la docente parlare di irregolarità. Poi sono arrivate le conferme di un’altra professoressa della scuola dello Zen. Infine, il terzo capitolo ancora non completato, che avrebbe fatto emergere delle irregolarità in altre regioni italiane.

