Presidente Tar Sicilia: "2026 l'anno di una riforma attesa"

Presidente Tar Sicilia: “Il 2026 potrebbe essere l’anno di una riforma attesa”

Veneziano ha parlato durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario
LE DICHIARAZIONI
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PALERMO – “Per la giustizia amministrativa il 2026 potrebbe essere l’anno di una riforma ordinamentale da lungo tempo attesa. Il presidente del Consiglio di Stato, nella sua relazione sull’attività della giustizia amministrativa, lo scorso 10 febbraio, ha auspicato che si possa pervenire ad una proposta equilibrata e condivisa, tesa ad armonizzare le complesse funzioni del giudice amministrativo. Mi sembra oggi che tale autorevole auspicio possa essere considerato più vicino alla sua realizzazione in virtù del clima di riforme che in questi anni ha riguardato sia la giurisdizione ordinaria sia quella contabile”. Lo ha detto il presidente del Tar Sicilia Salvatore Veneziano nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

“Escluso in questa sede istituzionale qualsiasi commento personale sul merito delle riforme, per ovvio rispetto del processo di formazione del libero convincimento e della volontà popolare in corso, nei confronti dei poteri e degli organi costituzionali agenti e coinvolti – ha aggiunto Veneziano – non posso però fare a meno di pormi l’interrogativo se detti interventi riformatori abbiano sull’ordinamento della giustizia amministrativa effetti diretti, e la risposta mi sembra del tutto negativa, non risultando modificate le norme costituzionali che riguardano le magistrature speciali.”

Più difficile capire, secondo il presidente “se possano avere effetti indiretti eventualmente anche su quel confronto riformatore in corso. La risposta discende da svariate variabili, tra le quali anche l’incognita dell’esito referendario”. 

Palazzo Benso sede del Tar Sicilia

Veneziano ha annunciato l’acquisto, da parte del demanio dello Stato, di Palazzo Benso con definitiva destinazione a sede del tribunale amministrativo regionale per la Sicilia: “L’anno 2025 ha posto le basi per la definitiva risoluzione della problematica relativa all’invecchiamento e deterioramento dell’immobile che ci ospita. Nel mese di dicembre 2025 è stato infatti stipulato il contratto di acquisto”.

“La costituzione di un nuovo, e definitivo, titolo giuridico per la piena e libera disponibilità dell’immobile da parte del tribunale costituisce, infatti, il primo, ma indispensabile, passaggio per la definitiva risoluzione della problematica relativa alla messa a disposizione dell’ufficio di un immobile adeguato e dignitoso rispetto alla funzione svolta e alle esigenze di chi vi lavora e lo frequenta – ha aggiunto il presidente – Successivamente a tale primo passaggio, dovrà infatti impostarsi un piano di interventi finalizzati al pieno recupero strutturale e impiantistico dell’immobile che dovrà svolgersi nei prossimi anni”.

“Sì a IA nella giustizia ma interpretazione legge spetta a magistrati”

“Nel settore della giustizia l’intelligenza artificiale può essere usata sotto vigilanza ministeriale, per organizzare i servizi e semplificare il lavoro e per le attività amministrative accessorie, rimanendo sempre riservata al magistrato ogni decisione sull’interpretazione e sull’applicazione della legge, sulla valutazione dei fatti e delle prove e sull’adozione dei provvedimenti”, ha detto il presidente del Tar Sicilia in merito alle applicazioni informatiche e digitali all’attività amministrativa.

“Nell’utilizzo dell’IA – ha spiegato – il legislatore ha fissato alcuni principi generali da rispettare: trasparenza, proporzionalità, sicurezza, protezione dei dati personali, riservatezza, accuratezza, non discriminazione, parità dei sessi e sostenibilità, non senza preoccuparsi di affermare che ‘l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale non deve pregiudicare lo svolgimento con metodo democratico della vita istituzionale e politica e l’esercizio delle competenze e funzioni delle istituzioni territoriali sulla base dei principi di autonomia e sussidiarietà e non deve altresì pregiudicare la libertà del dibattito democratico da interferenze illecite, da chiunque provocate, tutelando gli interessi della sovranità dello Stato nonché i diritti fondamentali di ogni cittadino riconosciuti dagli ordinamenti nazionale ed europeo'”.

Ricorsi aumentati del 43,75%

Veneziano ha sciorinato i dati sui ricordi: “Nel 2025 sono stati depositati 2.612 nuovi ricorsi, in consistente incremento (+795 ricorsi, pari al +43,75%) rispetto al totale dei depositi dell’anno precedente. Operando il confronto per materia tra i dati statistici, appare meritevole di segnalazione l’incremento di quelli in materia di istruzione e insegnanti (+639), enti locali (+79), silenzio della P.a. (+48), appalti e revisione prezzi (+33) e concorsi (+23)”.

“Nel corso dell’anno 2025 sono stati definiti 2.555 ricorsi; da tale dato deriva una pendenza al 31 dicembre del 2025 di 2.599, con una differenza rispetto alla pendenza al 31 dicembre dell’anno precedente pari a circa il + 3,9%. Per quanto riguarda i contenziosi, la maggioranze dei nuovi ricorsi sono stati proposti da insegnanti per il conseguimento del beneficio della cosiddetta carta docente che è letteralmente esploso nell’anno 2025 raggiungendo un numero di 600 ricorsi”, prosegue.

“Un contenzioso seriale che usualmente si conclude con esito negativo per il ministero dell’Istruzione – spiega -. Sul tema ho anche ritenuto di investire del fenomeno la procura regionale della Sicilia della Corte dei conti. Nella materia degli appalti pubblici si registra un incremento nel numero dei nuovi ricorsi, in controtendenza rispetto all’anno 2024 (+22 per procedure di affidamento, oltre ad un +11 per revisione prezzi)”. 

Abbattuto l’arretrato della sezione di Catania

“La sezione di Catania ha segnato un ulteriore decisivo miglioramento per quanto concerne il dato delle pendenze – diminuite a 2.134, rispetto alle 2.632 di fine 2024, con una differenza di -498 ricorsi pari al -18,92% – nonostante il significativo incremento di nuovi fascicoli depositati. Il numero dei nuovi ricorsi depositati nel 2025 è stato infatti di n. 2.835 ricorsi, con un incremento di 451 unità (pari a +18,86%) rispetto all’anno precedente, in cui i ricorsi introitati erano stati 2.386″.

“Sono stati definiti 3.361 ricorsi e pubblicati n. 4.827 provvedimenti, contro i 5.691 dell’anno precedente – ha aggiunto Veneziano – In particolare, sono state pubblicate 2.766 sentenze, definendo 2.745 fascicoli, e 353 sentenze brevi, definendo 341 fascicoli; inoltre sono state depositate 286 ordinanze cautelari, 625 ordinanze collegiali, 39 ordinanze presidenziali, per complessive 950 ordinanze, e 129 decreti decisori. Inoltre sono stati adottati 150 decreti cautelari, 214 decreti presidenziali e altri 144 provvedimenti di vario tipo”.

“Particolarmente significativo appare infine il saldo attivo tra sopravvenienze di 2.835 ricorsi, quindi notevolmente più alto del 2024 e sentenze pubblicate, pari a n. 3.119, conseguito in assenza di udienze straordinarie per la definizione di arretrato ultratriennale. Ritengo, quindi, che possa considerarsi definitivamente concluso lo sforzo compiuto nel corso dell’ultimo quindicennio per abbattere una mole di arretrato che nel 2010 ammontava a circa 70.000 pendenze e ancora a fine 2014 a 50.000 ricorsi. L’organico dei magistrati è rimasto invariato nelle 20 unità dell’anno 2024, su un organico previsto di 25 magistrati”.

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